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IL TEMPIO DI SAN FANTINO

 

 

 

SAN FANTINO DI TAUREANA

 

E' il piu' antico santo della Calabria, nato a Taureana nel 294, morto nel 336. La citta' in cui visse ed opero', Taureana, era sede di vescovado gia' nel IV secolo, come ci attesta un'epigrafe latina dedicata dal vescovo Leucosio al figlio Flavio Evenzio; la cripta in cui fu a lungo custodita la sua urna e' il piu' antico luogo di culto cristiano conservato fino a nostri giorni in Calabria.

 

Anche la sua biografia, scritta in lingua greca dal vescovo Pietro probabilmente nel secolo VIII, e' il piu' antico bios (in italiano vita) della letteratura calabrese. Ci sono pervenuti anche due canoni liturgici (composizioni poetiche comprendenti nove odi) greci in onore di san Fantino, scritti da Giuseppe ('l'Innografo') e da Euthimio, come ci informano il loro acrostici. La festa liturgica ricade il 24 luglio, data della commemorazione della sua morte.

Ancora oggi viene onorato secondo l'antica tradizione bizantina, con la celebrazione della Divina Liturgia in lingua greca.

Il suo culto, nei secoli, si e' diffuso fino a Venezia.

 

CENNI STORICI SUL COMPLESSO ARCHITETTONICO

 

Le prime notizie le apprendiamo da una lettera del Papa Gregorio Magno(anno 590) inviata al vescovo di Taureana Paolino(Taureana gia' a quel tempo era sede vescovile) nella quale tra l'altro si parla di un monastero maschile dedicato a san Fantino. Altre notizie provengono dal bios di san Fantino scritta dal vescovo Pietro di Taureana nell'VIII secolo, dove e' detto che la tomba del santo era collocata nella basilica superiore (sopra la cripta) all'interno dell'altare. La basilica venne distrutta nel X secolo, per una incursione saracena. Tuttavia la distruzione non fu completa, poiche' da recenti studi risulta che a Taureana vi era una gerarchia diocesana, in piena attivita' con  vescovo e clero canonicamente organizzato fino al 1067.

Nel 1552 la chiesa e il monastero furono ricostruiti ad opera del conte Pirro Spinelli di Seminara, citta' divenuta erede della distrutta Taurianum(cosi' si rileva dalla lapide gentilizia posta all'epoca sulla porta d'ingresso).
 

Ogni ricostruzione non ripete l'orientamento originario, ma cambia, si ritiene per rispetto(per non sovrapporre una chiesa nuova sulle tracce di un chiesa antica che aveva gia' una sua veneranda tradizione, e d'altra parte per far sorgere una chiesa sempre in un luogo santificato).

Di questa chiesa si ha notizia, tra l'altro, in un atto notarile del 1645.

La chiesa subi' una nuova distruzione a causa del terremoto del 1783, e venne ricostruita nel 1857 ad opera dell'abate Pietro Militano con l'entrata rivolta a sud cosi' come si trova tuttora, confermando la regola del rispetto. La forma rotonda  della pianta e' simile a quella delle chiese greche
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SCAVI ARCHEOLOGICI

 

Scavi archeologici, all'interno e all'esterno, sono stati effettuati nel 1993 dagli archeologi Di Gangi e Lebole durante i quali sono emerse due absidi facenti parte della basilica descritta nell'VIII secolo dal vescovo Pietro. Esse sono sovrapposte alla cripta e orientate(rivolte a oriente) e si trovano all'esterno della attuale chiesa nella parete est. Dietro la chiesa, nello scavo, sono emerse le pavimentazioni di due chiese sovrapposte: quella bizantina dell'VIII secolo e quella del 1552 ricostruita dal conte Spinelli; di quest'ultima anche le mura interne allineate sull'asse est-ovest con un ingresso a nord; si intravedono ancora sull'intonaco tracce di colore. Uscendo dalla chiesa dalla parte di sinistra, gli scavi continuano sotto le pareti; da essi sono emerse le strutture delle due chiese e alcune tombe, probabilmente di religiosi del monastero(attualmente coperte). Tali scoperte hanno confermato le notizie storiche contenute nel bios di San Fantino.

L?ANTICA CRIPTA DI SAN FANTINO SARA? MESSA IN SICUREZZA E RESA FRUIBILE

 

Prosegue l'impegno dell'Amministrazione comunale per rendere fruibile pienamente al pubblico dei turisti e degli appassionati di archeologia la cripta di San Fantino. Si tratta di un ampio locale sotterraneo, sottostante la chiesetta sconsacrata, all'interno del quale sono affiorati importanti testimonianze sia di epoca medievale sia di epoca bizantina e paleocristiana.

Nei giorni scorsi la Giunta comunale presieduta dal sindaco Antonino Parisi, ha proceduto all'approvazione del progetto esecutivo redatto dall'ing. Vincenzo Orlando, capo del settore politiche ambientali, coadiuvato per la parte grafica dagli Lsu Rocco Schipilliti, Francesco Gaglioti e Francesco Scozzarla, riguardante un intervento di restauro dell'immobile attaccato alla chiesa di San Fantino dal quale si accede alla cripta. Il progetto prevede una spesa complessiva di 102 mila euro, comprensiva di finanziamento regionale e di cofinanziamento comunale.

Si chiude così la vicenda relativo al finanziamento, che era stato assegnato alla diocesi anziché al comune di Palmi e che era stato definito con una delibera che aveva messo in condizione la Regione di poter modificare la destinazione del finanziamento stesso. L'intervento assume particolare importanza poiché il complesso architettonico di San Fantino ha sempre presentato delle particolari difficoltà di accesso per una serie di elementi che impedivano la possibilità di discesa nel locale sotterraneo, che rappresenta la parte più interessante del monumento.

L'ostacolo più difficile da superare, per rendere possibile l'adeguamento dell'accesso alla cripta, è sempre stato costituito dal fatto che, attaccato al tempio nella parte lato mare, vi era un edificio che inglobava anche l'unica apertura esterna esistente, che consentiva di scendere, anche se con difficoltà, all'interno della cripta. Tale edificio apparteneva a privati, con conseguente problema di contenzioso che, alla fine, si è risolto con l'acquisizione del vecchio immobile in stato di degrado da parte del Comune.

Il progetto, che è stato redatto dall'ufficio tecnico comunale e sarà inviato alla Regione per l'approvazione, supera adesso questo ostacolo, consentendo la ristrutturazione e la messa in sicurezza del vecchio stabile e rendendo possibile la fruizione del sottostante ambiente di grande interesse artistico.

Il complesso archeologico di San Fantino da tempo è al centro di importanti ricerche condotte dalla Soprintendenza di Reggio Calabria in collaborazione con università italiane e straniere. Importanti scoperte sono state effettuate nelle ultime campagne di scavo che sono servite ad inquadrare cronologicamente ed architettonicamente il complesso architettonico che, nei secoli, ha subito ripetute modifiche.

                                                                      GIUSEPPE MAZZU?

 

LA CRIPTA PALEOCRISTIANA DI SAN FANTINO 

 

FESTA DI SAN FANTINO DEL 23 LUGLIO 2003. CELEBRAZIONE NELLA CRIPTA DI SAN FANTINO A CURA DELLA COMUNITA' ORTODOSSA E PROCESSIONE DELLA MADONNA DELL'ALTO MARE DEL 24 LUGLIO 2003. 

 

 

La cripta e' il luogo dove era inizialmente l'urna del Santo, deposta in una struttura i cui ruderi assomigliano a quelli di una vasca. Le due pareti longitudinali e quella orientale sono scandite da archi ciechi; essi sono quattro per ciascuna delle due pareti laterali, e sono sensibilmente profondi. Nella parete orientale, l'arco e' delineato a diaframma nel muro. Nel suo fondo esso reca, in alto, un'apertura trapezoidale, parte terminale, verso l'interno, di una condotta d'acqua affluente dall'alto dall'esterno. Nelle pareti di fondo degli archi disposti nei muri lunghi, alcuni solchi regolari lasciano supporre un'utilizzazione cimiteriale dell'ambiente. D'altra parte, sono ben note le iscrizioni sepolcrali, chiaramente cristiane, del IV-V  sec. di  Taurianum.

Nella 'vita' di San Fantino scritta dal vescovo Pietro nell'VIII sec., si parla di una 'tomba inferiore'   dove affluiva dell'acqua e dove un tempo erano deposte le reliquie del Santo(la presenza dell'acqua   e' attestata nella   vita   e   nei   miracoli  del santo, ed e' ritenuta tutt'oggi benedetta e miracolosa).

Studi   ci   informano    che la cripta era inizialmente adibita   a ninfeo  , in eta'  successiva al II sec. d. c. . Nel IV sec. le pareti della cripta erano affrescate, ed apparvero tali nel 1952, all'epoca della scoperta. Allora   era   ben   visibile   la   figura di S. Giovanni Crisostomo, oggi i  n gran parte cancellata. Vi erano frammenti     di   pavimento   a mosaico  e tracce di affreschi nelle pareti.

Le pareti e la volta sono in opera laterizia mista. Parecchi        mattoni    recano   bolli   di    fabbrica TAYPIANOIM, altri APMOAICKOY. 

Nel pavimento davanti al secondo vano della parete meridionale e' stato ritrovato    un rocco di colonna, forse antica acquasantiera(?). Altre quattro colonne, provenienti   da   Taureana,  sono collocate a Palmi: una,  con  capitello  e  foglie d'acanto spinoso, nella Piazza Matteotti;  un'altra, con  collarino ornato da quattro rosette a quattro petali, simili a crocette, nel sagrato    della Chiesa   del Carmine; le altre due, nel parco   della 'Casa della Cultura'. Il terzo vano ed il quarto pilastro della parete meridionale presentano ancora tracce d'affreschi: nel sottarco fra il vano e il pilastro   si intuisce,   dall'abito   episcopale e dalla didascalia residua, la   raffigurazione di S. Giovanni Crisostomo); nel   vano e nell'altro sottarco si intravedono gli abiti episcopali degli altri due Gerarchi (S. Basilio e S. Gregorio). Nel sottarco, in alto, ci sono disegni geometrici. Nel pilastro       si    intravede    una   rappresentazione architettonica    in color   seppia e accanto, in parte sovrapposto, un tratto verticale di colore vivace blu e rosso.

I  caratteri    strutturali    del    parametro   murario richiamano soprattutto quelli del IV secolo. Era un ninfeo di una villa romana poi adattato a tomba del santo?    Oppure    e' un edificio    ai primordi della architettura    cristiana    nei bruzi?     Solo ricerche appropriate potranno trovare la giusta risposta. Qualunque sia pero'  l'interpretazione,    gli esperti concordano che la cripta di San Fantino di Taureana e' comunque   il luogo di  culto cristiano piu' antico della Calabria.

 

 

AREA ARCHEOLOGICA

 

Proseguendo per via Vescovado si giunge agli scavi archeologici.   Una stradina   sterrata porta verso la Torre di   avvistamento.   Percorrendola,  sul   lato destro si puo'  ammirare   una   strada   del periodo imperiale romano   composta   da enormi  basole di pietra;    essa   fa   parte   della   citta'    romana  di Taurianum, ancora da scoprire. Piu' avanti sotto gli ulivi, un grande altare sacrificale(?), detto  'Palazzo di Donna Canfora', e   vicino muri tardo-antichi. A picco sul mare la Torre 'saracena' del XVI  sec. da cui si   gode il   panorama,   da  Capo Vaticano allo Stretto di Messina e sotto la spiaggia della Tonnara.

 

ULTIME NOTIZIE

 

Sono stati eseguiti, durante l'estate 2003,  a cura dell'Universita' degli Studi   di Roma    'La Sapienza'- Sez. di Archeologia   e  Storia   dell'Arte, in collaborazione       con       la     Sovrintendenza   Archeologica della Calabria, i preannunciati scavi archeologici della chiesa altomedievale di San Fantino, individuata in un saggio del 1993, all'esterno come dimostrano le due foto a fianco, nonche' all'interno.

Sono stati effettuati, anche, alcuni  scavi nella zona della Citta' romana di Taurianum, proseguiti nel 2004 sempre a cura dell'Universita' La Sapienza di Roma in collaborazione con il Comune di Palmi, finanziatore dei lavori.

 

 

 

                         

             

    LE COLONNE PROVENIENTI DA TAURIANA E COLLOCATE NEL PARCO DELLA CASA DELLA CULTURA E QUELLA  SUL SAGRATO DELLA CHIESA DEL CARMINE


 

GLI SCAVI RECENTI  DEL TEMPIO DI SAN FANTINO

 

 

 

...E QUELLI DELLA CITTA' DI TAURIANUM

 

 

 

 

CONTINUANO GLI SCAVI NEL COMPLESSO RELIGIOSO DI S. FANTINO

Monumento adottato dall'associazione Bagalà

«Dalle ricerche di scavo degli ultimi due anni sta emergendo per la chiesa San Fantino la dimensione di un complesso religioso e monastico unico non solo nel territorio ma anche nel resto della Calabria, per tipologia di costruzione, elementi decorativi che si sovrappongono». A parlare è Francesca Zagari, ricercatrice dell'università la Sapienza, che guida un gruppo della scuola di specializzazione di Archeologia medioevale, diretta dalla prof. Pani. Da tre anni esegue campagne di scavo in collaborazione con la Soprintendenza archeologica, in sinergia con la dott. Rossella Agostino direttore archeologo per il territorio e con l'amministrazione comunale di Palmi. Francesca Zagari, con il territorio di Palmi, aveva un rapporto privilegiato. Sull'Eparchia delle Saline, il distretto bizantino della Piana, aveva compiuto gli studi per la sua tesi. Nel corso di quasi duemila anni, nelle diverse fasi attraversate dalla chiesa di San Fantino, la storia religiosa ha registrato momenti di stratificazione e di transizione, dall'età romana a quella bizantina, da quella normanna a quella di epoca moderna, allorquando, la chiesa antica era stata dimenticata, trovando continuità nel culto della Madonna dell'Alto Mare, in un nuovo edificio quello che ha sigillato le fasi antiche.

SCAVI NEL COMPLESSO DI SAN FANTINO

E Francesca Zagari, con i suoi studenti, sta rileggendo, attraverso i reperti architettonici venuti alla luce e le testimonianze di una religiosità ridotta in frammenti, un percorso che inizia dalla fine della città di età romana, quello di Tauriana, alla cui periferia il luogo si trovava, scoprendo nella cripta affreschi che risalgono alle prime epoche del cristianesimo. Oggi il monumento è stato adottato dall'associazione ?Bagalà? che ne assicura la fruizione da parte di turisti, ma anche di fedeli che negli ultimi anni si sono riappropriati del luogo sacro con la celebrazione di funzioni religiose anche in rito greco ortodosso. Così il presidente, Domenico Bagalà, ha reso possibile l'accesso anche alla cripta che conserva la suggestione di una storia legata ai miracoli di San Fantino. «Il problema è assicurare lo sgombero delle acque che continuamente sommergono la struttura ? dice Bagalà ? noi abbiamo fatto il possibile ma è necessario adottare provvedimenti e mezzi adeguati all'importanza del monumento». «Su un edificio romano al centro di un'area ricca di sorgenti d'acqua ? ci conferma l'archeologa Francesca Zagari ? si installò, già nei primi anni dell'era cristiana, un edificio di culto che trovò un momento importante nella presenza di un vescovo, venerato come santo già in vita, San Fantino». La vita scritta dal vescovo Pietro diventa, così, l'unica possibilità esistente di una lettura del territorio dalla quale emergono non solo i miracoli del santo, ma anche la visione di un territorio con nomi di centri abitati sconosciuti, che la storia ha cancellato attraverso terremoti, guerre e pestilenze. È emersa, così, la realtà storica di un complesso romano, inglobato e trasformato in cripta da una chiesa cristiana, sede di una diocesi vescovile che ha avuto un ruolo importante nella storia della chiesa, per quasi mille anni, e che, nell'alto medioevo e nel periodo normanno, assunse dimensioni architettoniche tali, da avere un edificio triabsidato e un porticato attorno, per ospitare pellegrini e ammalati. Un tempio che, nonostante le incursioni barbare, saracene nel Cinquecento presentava ancora caratteristiche importanti ed è in piena attività, come testimoniano le interessanti scoperte di materiali di culto, in frantumi, raccolti tra le strutture architettoniche riaffiorate, che dimostrano le modifiche subite tanto da ruotare l'orientamento della chiesa anche di 180 gradi. La scoperta di tombe medioevali e la possibilità di trovare elementi intatti sta imprimendo nuovo impegno sottraendo ormai definitivamente la ricerca, alle incursioni degli anni passati dei clandestini a caccia della tomba di San Fantino che, fortunatamente, nel tempo non ha mantenuto la posizione indicata nella vita, scritta dal vescovo Pietro. Per l'assessore comunale all'archeologia, Domenico Surace, il complesso di San Fantino costituisce assieme al pianoro di Tauriana uno dei punti di grande interesse: «Su di esso vi sono concentrate risorse provinciali e regionali che ci consentiranno di rendere finalmente il luogo fruibile tanto dai fedeli che dalle migliaia di turisti e scolaresche che lo visitano durante l'anno».

                                                                                                                 GIUSEPPE MAZZU?


IN CORSO IL RESTAURO DEL TEMPIO DI SAN FANTINO

 

 

 


 

 

 

CONCLUSA LA TERZA CAMPAGNA DI SCAVO SUL SITO DELL?ANTICA CITTA? DI TAURIANA

 

 

 

 

 Si è conclusa con eccezionali risultati la terza campagna di scavo sul sito dell'antica città di Tauriana sulla costa palmese. Gli esiti della campagna sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta sul terrazzo di Tauriana, in un'atmosfera del tutto particolare tra gli ulivi e gli scavi, accompagnati da un vero e proprio concerto di cicale. Vi hanno preso parte la dott. Rossella Agostino, i professori Sanna e Fabbri, gli archeologi Bettelli e Sica, il sindaco Antonino Parisi, il vice sindaco Abbia e gli assessori comunali Cogliandro, Surace, Filippone, Barbaro. Sono stati esposte le novità che sono emerse, tutte molto importanti e che pongono il pianoro di Taureana come uno dei giacimenti archeologici di maggior interesse del litorale tirrenico della provincia, con gli accertati insediamenti dell'età del bronzo medio, degli abitati italici dal IV sec al I sec. a.C. La spedizione, per il terzo anno consecutivo ha visto impegnati per un mese in due turni circa novanta persone tra archeologi e studenti specializzandi, è nata da una convenzione tra la Soprintendenza, oggi retta dalla dott. Zarattini, la Scuola di specializzazione in archeologia di Matera - Università degli studi della Basilicata, l'università Tor Vergata di Roma, mentre il Comune di Palmi ha finanziato lo scavo e ha fornito l'assistenza logistica per la permanenza dell'intero gruppo di studio. La direzione scientifica è stata condotta da Rossella Agostino, responsabile della Soprintendenza archeologica della Calabria per il territorio; il lavoro era diretto da Massimo Sanna, direttore della Scuola di Matera, Marco Fabbri, professore di Topografia antica a Tor Vergata, coordinatrice la dott. Maria Maddalena Sica, docente della scuola archeologica: a guidare l'attività di scavo gli archeologi professionisti Ilaria Battiloro, Lucia Colangelo, Marco di Lieto, responsabili dei vari settori. Quest'anno però, si è registrato l'intervento degli specialisti in ricerca protostorica, Marco Bettelli docente della scuola e Sara Levi, docente all'università di Modena che hanno una lunga esperienza di scavo in Calabria nel sito di Broglio di Trebisacce. L'attività di scavo e studio si è protratta per quattro settimane. Lo scavo presenta una sovrapposizione di insediamenti a partire dalla media età del bronzo e, attraverso una fase italica, arriva al periodo di età romana. Viene documentato, così, un arco lunghissimo di tempo con un vuoto di presenze di frequentazione tra la fine della media età bronzo (1200 a.C.) e la seconda metà del IV sec. a.C.. Per quanto riguarda l'età del bronzo è stata rinvenuta al di sotto dell'abitato italico parte di un'abitazione con muri in pietrame e ciottoli, simile come tecnica costruttiva alle capanne dei villaggi di coevi di Lipari e del Milazzese. Sull'importanza degli scavi abbiamo sentito la dottoressa Maria Maddalena Sica, docente della scuola archeologica di Matera, che ha coordinato l'attività del campo: «Si tratta ? ci dice ? di una realtà archeologica complessa, con i diversi livelli che sono stati messi in luce. Tanti sono gli aspetti di novità emersi quest'anno. Particolare importanza riveste il rinvenimento di un frammento ceramico, il primo rinvenuto su questo sito, appartenente ad una coppa di origine micenea. Un dato importantissimo data la rarità dei rinvenimenti di questo tipo di ceramica sul versante tirrenico della Calabria. Per quanto riguarda gli abitati di età più recente, quello italico ha registrato il ritrovamento della strada del II -I sec. a.C., un momento dell'urbanizzazione italica che si installa su un precedente abitato di III-sec. a.C., il più recente con i bolli dei Taureani, del periodo precedente l'avvento dei romani. Di eccezionale valore scientifico è stato il recupero di alcuni reperti in bronzo, oggi già in fase di restauro e di studio, che verranno successivamente presentati dopo un'approfondita indagine scientifica». «La ricerca ? prosegue Sica ? sta delineando una precisa identità storica nell'area che dal Petrace e Metauros, arriva a Bagnara, e quindi ai siti interni di Mella, e Castellace. Della particolarità dei rapporti esistenti tra gli abitanti di questa ampia fascia di territorio, si occupa la mostra ?Gli italici del Metauros? che resterà aperta fino alla fine di ottobre nel museo della Magna Grecia di Reggio e che sta registrando un grande afflusso e consenso di pubblico. Di grande rilievo ? ha concluso la dottoressa Sica ? l'attività di collaborazione tra università, sovrintendenza ed enti locali che costituisce un'importante fattore di conoscenza sia per la comunità scientifica che soprattutto per il territorio e per i cittadini non addetti ai lavori».

                                                               GIUSEPPE MAZZU?

 

 

 

NUOVE SCOPERTE DURANTE GLI SCAVI NELL?AREA BIZANTINA DI SAN FANTINO

 

L'area di San Fantino, la chiesetta che nella parte sottostante presenta una cripta dedicata a culto in età bizantina, è al centro dell'attenzione della Soprintendenza Archeologica della Calabria per la sua importanza storica che la vede al centro di impegnativi interventi d'indagine, sia nella parte esterna che in quella interna.

La dottoressa Rossella Agostino, responsabile per il territorio della Soprintendenza ha effettuato un sopralluogo incontrando i tecnici che stanno eseguendo l'intervento previsto all'interno. Si tratta di lavori che prevedono la musealizzazione e la possibilità di consentire la fruizione dal parte del pubblico, conservando anche la visibilità delle complesse stratigrafie del pavimento che nei secoli si sono succedute, considerato che l'edificio primitivo è rappresentato dalla cripta .

Si è trattato di un esame approfondito della situazione, mentre si stanno eseguendo, in particolare dei percorsi all'interno muniti di ringhiera di sicurezza e saranno completati con la messa in opera di pannelli esplicativi. Finalmente si avvia, così, a conclusione una lunga serie di interventi che avevano interessato l'interno della chiesa che ha registrato anche la ricollocazione sulla facciata dell'edificio dello stemma degli Spinelli, feudatari di Seminara, che documenta come il tempio era stato riedificato nel 1552.

La chiesa che aveva subito un precedente restauro, con gli ultimi lavori finalmente ha recuperato anche il colore, dal momento che il primo intervento aveva registrato la brusca interruzionei da parte dell'impresa. Poi si sono susseguiti per anni le ricerche sul pavimento che avevano messo in rilievo la storia tormentata del piccolo tempio, dedicato a San Fantino, il santo bizantino la cui vita è stata tramandata dal bios scritto dal vescovo Pietro intorno all'8. secolo dopo Cristo. Ma dal punto di vista sia archeologico che storico il vero gioiello è rappresentato dalla cripta sulla quale, fin dagli scavi condotti dal profesore Luigi Lacquaniti, ispettore alle antichità del tempo, su incarico del soprintendente Jacopi, si è appuntata l'attenzione di studiosi di cose bizantine e medievali. Infatti all'interno sono state trovate consistenti tracce di dipinti che, purtroppo, la periodica invasione delle acque sotterranee, forse al centro di un culto delle acque che vi si praticava, ha deteriorato. Ma i lavori di indagine interessano anche l'area esterna che in passato aveva fornito un'ampia messe di reperti archeologici, specialmente sepolture.

Rossella Agostino ha ribadito la grande attenzione su questo sito che negli ultimi tempi non solo ha confermato il suo grande valore per la ricostruzione di oltre duemila anni di storia (negli Anni 50 era consacrata e dedicata al culto della Madonna dell'Alto Mare), ma ha presentato nuovi elementi che riguardano sia l'età romana di epoca imperiale sia di quella precedente. Sono state individuate, infatti una serie di tombe allo studio degli esperti . Ancora una volta quindi la piccola chiesetta di San Fantino dimostra che le sorprese archeologiche non sono finite.

L'Amministrazione Gaudio con l'assessore Nunzio Lacquaniti, che vede nelle risorse archeologico una marcia in più per il turismo, sta seguendo l'andamento dei lavori ed ha risolto anche il vecchio problema dell'acquisizione di un rudere che insisteva sul fabbricato della chiesa e che sarà messo in sicurezza. Vi è, inoltre, l'organizzazione per il 20 giugno del convegno su Tauriana "Dalla storia alla leggenda".

 

                                                             GIUSEPPE MAZZU?