di Domenico Borgese
La figura più eminente e più cara al nostro cuore nel campo dell’Arte di questa nostra bella Polistena, dopo la compianta perdita dell’illustre Maestro Francesco Jerace, è lo scultore Michelangelo Parlato, gagliarda e complessa anima del nostro popolo, orgoglio e vanto della nostra Arte che non ha fine.
Michelangelo Parlato è l’artefice continuatore del fiore di nostra gente nel mondo apollineo della Arte: uomo dotato di una luce possente di virtù e di amore come i veri giganti del Bello. A coronamento di tutte le virtù terrene che si rivelano nelle manifestazioni del pensiero del Parlato, emerge, come quando tra tante luci se ne accende una migliore, il sentimento religioso della vita che Egli concepisce come la più perfetta delle virtù del cuore umano: è la fede fatta di convinzioni e di certezze che è robusta in Lui come la possente arte che balza dalla sua intelligenza e dal suo genio. Egli è portato a mesti e religiosi pensieri e trova nel silenzio e nella solitudine che ama, la pace, che è il frutto della sana virtù. Nella solitaria peregrinazione della vita Egli trova un’arcana e soave voluttà, nella quale si pasce più che del presente, dell’avvenire, più che delle bellezze terrene, dello incanto del Cielo, dando sfogo al tripudio della anima sua di spaziare, con libertà, nelle sublimi intelligenze dell’Amore che non ha tramonti. Nel suo spirito c’è una cultura letteraria e filosofica fatta di calma veramente olimpiaca e di robusta volontà.
Il Parlato ha manifestato fin dalla prima giovinezza il suo genio artistico, quando il vecchio don Domenico Mileto, constatando nel giovinetto la stoffa del futuro artista da alcuni lavori in creta, posava per un suo busto, che oggi costituisce per gli eredi Mileto un tesoro, perchè in quella creta plasmata dall’impulso giovanile del Parlato, vedono il loro avo nell’espressione vivente di un tempo. L’opera venne apprezzata e valutata da Francesco Jerace un vero capolavoro. Da qui il primo passo, da qui l’interessamento del Sindaco del tempo e dell’Avv. Borgese, nonché dell’Avv. Mileto, perché il giovinetto venisse mandato a Napoli presso la Scuola delle Belle Arti. Come tutte le intelligenze sveglie, Egli, a Napoli, si è fatto distinguere per le sue tendenze artistiche, per il suo amore allo studio, e non solo nel campo del Bello ... superando a pieni voti tutti gli esami.
Mi piace ricordare un breve episodio della vita studentesca del Parlato che mette in risalto la cosciente e robusta preparazione che il Nostro Scultore ebbe agli esami di licenza liceale. Veniva rimproverato, perchè nel programma delle materie svolte durante i tre anni di Liceo aveva scritto il solo nome e cognome degli autori che si presentavano, senza citarne alcuna opera, e al professore indignato e meravigliato così rispondeva: ((Se ho scritto Dante Alighieri, dico Dante Alighieri ... se ho scritto Petrarca dico Petrarca ... etc. ))
Era un vero e proprio atto di sfida che scaturiva da una prodigiosa memoria e da un’intelligenza pronta e sicura che non temeva sconfitta? Sì, era la sicurezza della forte impeccabile preparazione che il Parlato si era formata con ineffabile amore e con pacata rassegnata ponderatezza. Infine, messo alle strette e alla prova, gli esaminatori constatavano che la maturità del giovane Parlato era più che profonda e perfetta, unica.
Il Parlato, come quasi tutti gli artisti giovani senza beni di fortuna, ha dovuto lottare, e qualche volta a gomitate, per aprirsi la strada che la Natura gli aveva segnata, dalla quale oggi balza imponente e bella l’opera dell’Arte sua. Egli è stato sempre contrario alle raccomandazioni e al pietismo, perché si raccomandava da sè, spinto non solo dalla necessità di vita, ma dall’ardente passione di conquistare, di realizzare i1 suo mondo artistico e culturale.
Da solo, dunque, nella grande incantevole città di Napoli, senza sostenitori e senza protettori, superando ostacoli e scoraggiamenti, Egli camminava con passo sicuro verso le altezze dello spirito e dell’Arte.
Pensando oggi al Parlato, giunto, attraverso rinunzie e sofferenze, alle più alte vette dell’umana soddisfazione, si ridestano nella mia mente i versi immortali del grande poeta di San Mauro di Romagna:
<<.. Da me, da solo, solo e famelico,
Per l’erta mossi rompendo ai triboli
I piedi e la mano
Piangendo, sì, forse, ma piano:
Ascesi senta mano che valida
Mi sorreggesse, nè orme ch’abili
Io nuovo seguissi
Su l’orlo d’esamini abissi
Da me, da solo, solo con l’anima,
Su lento, su anelo
Su sempre ...>>
E’ l’orgoglio della conquista sudata, è la soddisfazione della meta raggiunta. Oggi Michelangelo Parlato è coronato di vittoria, conquistata con le doti dell’intelletto e dell’arte, e il suo nome varca i confini della patria nostra e desta plauso e meraviglia fino nelle lontane Americhe, dove numerosi suoi dipinti e ritratti ornano i palazzi più sfarzosi di quelle ricchissime terre.
Prima di accennare alle grandiose e varie sue opere, è bene sapere che lo Scultore Parlato è completo nella sua cultura, e anche per questo si allontana dalla massa. Egli è un erudito nel campo delle lettere - greche e latine; bisognerebbe sentirlo parlare! ... Le sue considerazioni sono sane, profonde, illuminate dalla chiarezza e dalla facilità di espressione; ha acume nel commentare e nel criticare con spirito sempre obiettivo; sa porgere con l’arte. della parola calda ed eloquente. E ciò è logico perché Arte e Poesia sono una cosa sola, tutte e due sono le contemplatrici del vero e del Bello, tutte due spaziano nell’ampiezza dei Cieli. L’Arte è la personificazione della Poesia, « ut pictura, poesis », e per questo ogni scultore, pittore, architetto ha nell’anima un mondo poetico che realizza con lo scalpello, col pennello, ecc., più o meno bene, a seconda della bèllezza del mondo che egli possiede.
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Il ritratto di Arturo Borgese-1944 |
Il mondo poetico del Parlato è fatto di fede e di amore, di contemplazione e di sogno, di umanità e di bontà, virtù grandi queste che scaturiscono dall’estasi dell’anima, in un arcobaleno di vita e di bellezze eterne. Egli è un classico in Arte ed in Letteratura, e non sopporta la depravazione dell’arte moderna, tanto che così scrive, parlando dei visitatori della Mostra del Bicentennario della Accademia di Belle Arti a Napoli: « ... Uscendo dalle sale, i visitatori sono invitati a sinistra, dove sul pianerottolo, e nel reparto propriamente detto di ((Sculture nuove)) vi sono dei gessi deformi di figure meticciche, sulle quali non è il caso indugiarsi; perchè quando si rimane fuori del mezzo
universale di espressione, che è la bellezza della forma, dal quale nasce il sentimento, si è fuori dell’Arte.
…Sarebbe ora che il Ministero sentisse il dovere d’intervenire che si rivedessero le mansioni e la efficienza di coloro che producono questi aborti, dagli stessi non interpretati, vantandosi dl non aver mai studiato, i quali, pagati con il pubblico danaro, continuano nelle Accademie a rovinare i giovani. Mettendoli alla prova sia pure facendo loro eseguire, un modesto ritratto di qualche bebè, si constaterebbe facilmente che essi non sanno fare altro che brutture.
…Le cose deformi le sanno fare anche tutti i bebè con la neve e con la rena ... ». Da ciò si rivela benissimo, e principalmente dalle opere, come il Parlato è l’erede di quell’immortale classicismo, che diede al mondo l’Arte più perfetta e più eccellente nella vera creazione del Bello. L’Arte è imi- tazione del reale, e consiste nel sapere maneggiare la materia in modo che essa venga a presentarci un’immagine della Natura, della vita che ci interessa. Nell’imitazione si rileva massimamente l’abilità dell’artista, quando questi sa presentarci, nella reale bellezza, l’opera della Natura. Il cosiddetto artista d’oggi ci vuole ingannare, ingannando per primo se stesso, presentandoci delle tele imbrattate o dei gessi o dei marmi amorfi che fanno pietà da sentirne disgusto. La Natura spogliata della sua vera vita, del suo vero cielo, della sua luce, delle sue impeccabili forme divine, è qualcosa che fa entrare nell’anima nostra il terrore, perchè quando essa è privata della sua vera bellezza non c’è che malinconia e morte: essa è snaturata quando lo artista non sa imprimere nella materia quella varietà di movenze che fa dell’opera qualcosa di grandioso. L’Arte di oggi è l’annullamento del sentimento della vita e della natura, è la sconfitta, possiamo dire, del pensiero, anzi è il Bello negativo ed incomprensibile che rispecchia il buio tenebroso dello spirito. L’artista non deve trascurare di imprimere nell’opera d’arte il carattere della perfezione, che tante volte, manca nella natura stessa. L’immagine dotata di perfezione, secondo me, è ciò che si chiama Bello ideale, che ogni artista dovrebbe possedere. Per Bello ideale non dobbiamo intendere, però, ciò che è perfetto per sè e esclusivamente, ma ciò che è perfetto relativamente all’opera in quel certo ambiente collocata ai fini dell’Arte. Il Bello dell’artista supplisce alle manchevolezze che il reale ci offre, per cui esso deve dimostrarsi modellatore dello stesso reale.
Michelangelo Parlato, erede, come dicevo, del classicismo, che non potrà mai essere sconfitto, imprime nelle sue ammirevoli creazioni il Bello ideale, sia nelle opere fantasiose, quanto in quelle imitative, come nel busto in marmo del cav. Filippo Mileto, cui manca la parola; nel busto in creta regalato all’avv. Diego Borgese in segno di stima e di riconoscenza, in cui ammiriamo nella perfezione reale ed ideale, l’insuperabile plasmatore, specie per avere versato negli occhi dell’opera la reale luce del sorriso personale de’ll’avv. Borgese. Il busto in gesso, imitazione marmo, fatto alla memoria del dott. Angelo Mileto, è in tutte le sue particolari espressioni vitali un ritorno dalla morte alla vita che commuove quotidianamente i familiari del giovane scomparso. L’Arte del Parlato è seminata dovunque in questa sua terra natale. Arturo Borgese, poeta e scrittore di questa nostra classica Polistena, continua a vivere nella luce del vero, grazie all’arte impeccabile di Michelangelo Parlato. Il Borgese è colto nel suo sorriso superiore e leggermente sarcastico come nella vita. L’opera è un ritratto a sanguine, che, senza tema di smentita, rappresenta un autentico capolavoro di arte impareggiabile che ci fa rivivere il Bello cinquecentesco nella delicatezza delle linee e nella elevata morbidezza delle sfumature.
Chiedo venia al prof. Parlato se nel mio modesto giudizio, non seguo l’ordine cronologico delle sue opere e non le cito tutte.
La figura del Cristo, opera monumentale in bronzo nel Cimitero di Polistena, è una delle tante opere grandiose in cui l’Artefice imprime il tormento del mistico e la serietà della sua religione.
Il Redentore, perfetto nella sua espressione di umanità e vivo nella luce paradisiaca, si erge imponente sulla tomba dei cari del Parlato in tutta la sua ultraterrena grandezza. L’espressione puramente ieratica trasfusa nei bronzo è la nota predominante che rende viva la figura di Gesù Cristo così come nella concezione biblica. L’opera sovrasta a tutti gli avelli, e da lontano sembra veramente che il Salvatore dell’umanità scenda dalle lontane altezze del Celeste per portare ai trapassati la pace consolatrice della vita che non è terrena. Dinanzi i piedi di questa colossale opera è posto il busto del padre dello Scultore, anche in bronzo, e due grandi ali in marmo coprono il sepolcro. In quest’opera veramente grandiosa scorgiamo l’Arte innalzata alla santità della preghiera, troviamo un inno di lode e di fede al Redentore, e sono certo che lo studio del Parlato, quando il Cristo usciva, a mano a mano, dalla sua anima, era un santuario e il suo linguaggio era quello dei Celesti.
Mi sembra di vederlo, ad opera finita, nel raccoglimento muto della soddisfazione, rapito in
estasi di fronte alla sua santa Creatura, recitare
a se stesso, o meglio al suo cuore di vero cristiano i versi del Savonarola:
«Tutto sei, dolce Iddio, Signore eterno,
Lume, conforto, e vita del mio cuore,
Quanto più mi t’accosto, allor discerno
Che l’allegrezza è senza te dolore;
Se tu non fossi, il ciel sarebbe inferno;
Chè chi non vive teco sempre muore,
Tu sei quel vero e sommo ben perfetto
Senza il quale torna in pianto ogni diletto ».
A Villa S. Giovanni vi è il monumento ai Caduti del nostro primo Risorgimento: un soldato in bronzo in atto di scagliarsi all’assalto alla baionetta, nella cui espressione reale di forza e di eroismo, di disperazione e di terrore, il Parlato ha versato il sentimento eroico della vita. In essa opera è evidentissima la forza morale e materiale dei nostri militi di tutti i tempi nell’estremo momento della lotta suprema, che dà la vittoria. A Rosarno duole che il monumento ai Caduti sia andato distrutto dalle bombe di un’incursione aerea dell’ultima guerra. Francesco Jerace, il gigante insuperabile dell’Arte bruzia e nazionale amava il Parlato e lo ammirava, tanto che un giorno gli dichiarava soddisfatto, dopo avere ammirato alcune opere, che il nostro grande cittadino sarebbe stato il solo e l’unico suo fedele continuatore nel difficile cammino dell’Arte. Non si è sbagliato, e non si poteva sbagliare l’immortale Jerace, perché oggi la classica bellezza artistica di Michelangelo Parlato è veramente imponente, perché, come il nostro Jerace, sa vincere e domare la materia, sa realizzare il Bello ideale, costringendolo a forma, che è il vero problema dell’arte, dando alla materia che tratta vita, fatta di sentimento. Il giudizio del grande maestro infatti oggi è verità, è più eloquente che mai!
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Polistena:Chiesa di S. Francesco di Paola- Pulpito marmoreo |
L’opera monumentale a Leonardi Bianchi nella città di Benevento, inaugurata dal Capo dello Stato Einaudi, ha commosso lo Scultore per le manifestazioni di affetto e di plauso da parte degli ammiratori del Bello, ma anche da parte dei cultori colleghi dell’Arte.
La vita artistica del Parlato varca l’immensità dell’oceano ed arriva ammirata ed inalzata in Argentina con un busto in bronzo ad un milite alleato della nostra seconda guerra mondiale: Raisi Ignazio, caduto sul suolo della patria nostra. Anche nella terra classica della Grecia il nome di questo nostro illustre figlio è vivo per delle opere, di cui disgraziatamente mi sfugge il nome.
Sarebbe lunghissimo seguire il Parlato nella sua numerosissima produzione, bastano tra le altre opere ricordare il busto in bronzo al marchese Antonio Rodinò, alla medaglia d’oro Amerigo Avati, tutti e due di questa nostra Polistena; al comm. Alberti di Benevento, all’insuperabile musicista Durante del secolo XVIII, ad Aurelio Padovani, al comm. Cutolo a Napoli, al generale Torre, al letterato Antonio Fusco di Torrecuso, etc. E infine una opera balzata di recente dall’impulso artistico del Parlato è un busto in bronzo al luminare della medicina italiana, Antonio Cardarelli, di cui il Parlato ci darà tra non molto l’opera monumentale, avendone vinto il concorso.
Tutte le sue opere, singolarmente considerate, hanno l’impronta del respiro caldo dell’artista che imprime nella tela e nella creta, nel marmo e nel bronzo aliti di vera vita, che sono l’impronta del pensiero del Parlato. Con ardore sempre uguale,costante, con ineffabile chiarezza d’idee, con tenacità adamantina, la materia sente la potenza del dominatore, cedendo alla forma voluta. Tutto ciò che rivela la sua impronta possente ha potere e forza di bellezza che incita alla gioia, trasportandoci in un mondo ideale, dove il sogno balza nella luce della realtà e ci costringe ad abbassare il capo in segno di ammirazione e di reverenza.
I giovani che hanno nel sangue e nell’anima la divina fiamma dell’Arte dovrebbero accostarsi al classicismo del Parlato per trarne la spinta iniziale che conduce alla gloria, dovrebbero alimentare la loro fiamma col fuoco inestinguibile di questo nostro figlio e non cercare il Bello dove non è.
Non ho voluto fare le lodi dello Scultore Parlato, perché Egli è conosciuto da anni in Italia e in Europa, e in qualche parte del mondo, come ho detto, ma ho voluto compiere un dovere in nome di tutti i calabresi, che nutrono, in silenzio devoto, per questo non comune figlio di Calabria, la stima e l’ammirazione più profonde. E se non sono perfettamente riuscito nell’intento, perché per parlare di Michelangelo Parlato, in verità, ci vorrebbe un artista ed un letterato pari a Lui, almeno, credo di avere fatto cosa gradita a tutti quelli, che, come me, ammirano e seguono il Parlato nella continua luminosa ascesa dell’Arte, che onora la terra in cui è nato, nonché la patria tutta.
Vada, dunque, da questa nostra cara Rivista, al prof. Parlato, che continua a vivere nell’incanto di Napoli eterna, la nostra profonda stima e il nostro orgoglio.
DOMENICO BORGESE