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Proposta del consigliere provinciale Barone in vista della chiusura per lavori del Museo di Reggio
Il busto di Adriano ritorni a Palmi
La chiusura del Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio per lavori e il necessario trasferimento dei reperti per una salvaguardia fino al completamento dei lavori di restyling del grande museo, non manca di alimentare attese e proposte anche a Palmi, considerato che tanto materiale proviene dalle aree archeologiche del territorio della Piana. La proposta rivolta alla Soprintendenza archeologica di Reggio Calabria è del consigliere provinciale Giovanni Barone che, partendo dal dibattito che si è avviato attorno ai Bronzi, va oltre portando all'attenzione anche i reperti meno famosi ma tanto importanti per il territorio di provenienza.
«Non ho tesi preconcette nè pregiudiziali pseudo-ideologiche in relazione al presunto spostamento dei Bronzi di Riace da Reggio Calabria in altre sedi del territorio nazionale – dice Barone – anche se, ad oggi, non sono riuscito a comprendere bene quale sarebbe il vantaggio che ne trarrebbe il nostro territorio e quindi i veri motivi che lo renderebbero necessario. Comunque ritengo – prosegue il consigliere provinciale – che la discussione così posta rischia di limitare fortemente la dimensione del problema poichè, in verità, dovrebbe interessare il complesso delle nostre ricchezze archeologiche e dei beni museali in gran parte poco conosciuti al grande pubblico. Oggi invece sono solo i Bronzi, ben più noti e di forte impatto mediatico, a polarizzare l'attenzione e a diventare, indebitamente e più o meno velatamente, momento di scontro politico anche se parallelamente di grande dibattito culturale».
Anche a rischio di essere tacciato di campanilismo Giovanni Barone lanciare «la possibilità e l'opportunità che, per il periodo previsto di chiusura del Museo di Reggio Calabria (due anni o più) una fetta delle nostre ricchezze archeologiche, Bronzi a parte, possa venire esposta presso altre strutture museali esistenti sul territorio, Locri e Palmi ad esempio, trasformando questo momento di emergenza culturale in un'opportunità di valorizzazione dell'intero territorio provinciale e non solo!»
A Palmi, infatti, tornando sui luoghi dai quali alla fine dell'800 è stato scoperto, potrebbe fare ritorno il busto di Adriano, ma anche l'elmo greco riaffiorato dal mare della Tonnara circa 6 anni or sono «insieme a quant'altro la Soprintendenza ritenesse opportuno esporre – osserva Barone –: penso alle ultime interessantissime scoperte degli scavi sul pianoro della Torre, testimonianza delle popolazioni italiche. Nel lanciare il mio appello agli enti interessati, miro a rendere specialmente le nuove generazioni più consapevoli dell'importanza del patrimonio culturale del territorio. Ovviamente tutto potrebbe avvenire previo accordo con le amministrazioni locali che, credo con grande piacere, vorranno fornire la necessaria collaborazione e le giuste garanzie, rilanciando un settore che negli ultimi anni ha registrato una serie di importanti scoperte archeologiche proprio sul sito di Tauriana».
«Naturalmente – conclude il consigliere provinciale Giovanni Barone – non è mia intenzione aprire una querelle ma resuscitare da una parte sopiti interessi nella comunità locale e dall'altra dare un impulso costruttivo per trasformare quest'occasione in un'opportunità di rilancio per i beni archeologici, promuovendone una maggiore conoscenza».
GIUSEPPE MAZZU’
Sabato 29 Agosto p.v. alle ore 19,00 la Concattedrale di Palmi sarà teatro di uno storico evento.
SARA’ ESPOSTO IL SACRO CAPELLO IN UNA APPOSITA TECA PROTETTA
Dopo più di quattrocento anni, per la prima volta, la Sacra Reliquia costituita dal Capello di Maria Santissima sarà esposta, alla vista e al culto dei fedeli in maniera permanente, in quanto verrà collocata in una apposita teca protetta, realizzata grazie ai proventi della vendita del libro “aVARIAta”.
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Foto di Maria Rosaria Trapasso |
Il libro pubblicato nello scorso mese di febbraio, da Saverio Petitto, Walter e Giuseppe Cricrì è dedicato a quella che gli autori definiscono “ la festa più bella del Mondo”e che fa di Palmi “la Citta della Varia”. Durante l’ultima edizione della festa della Varia nell’Agosto 2008, venne per la prima volta celebrata una suggestiva rievocazione dell’arrivo della Sacra Reliquia fino alla riva della Marinella di Palmi. In quella occasione, una moltitudine di fedeli seguì le fasi dell’arrivo via mare dello sbarco e del trasporto, fino al centro della Città, con la definitiva ricollocazione del reliquiario presso la Concattedrale.
Nei mesi successivi allo storico evento i componenti della Associazione Culturale Prometeus di Palmi, si fecero promotori di un progetto finalizzato alla realizzazione di una Teca protetta, da porre all’interno di una cappella dedicata, nella Concattedrale, alla esposizione permanente della Sacra Reliquia. In quella occasione venne programmato un incontro con l’Arcidiacono Mons. Don Silvio Misiti che, informato del desiderio dell’Associazione di realizzare il manufatto ed animato da particolare entusiasmo, si mostrò da subito disponibile a collaborare per il compimento dell’ambizioso progetto.
Un contributo determinante per questa iniziativa nasce in seno alla Ass. Promèteus della quale gli autori stessi fanno parte.
La nuova opera, realizzata con marmi pregiati è stata disegnata dall’architetto Carmelo Bagalà riprendendo motivi e stili che richiamano alla marineria, essa è impreziosita da un magnifico bassorilievo dell’artista Maurizio Carnevali, ed è stata realizzata grazie alla collaborazione degli artigiani: Lello Arcuri, Cecè Caccamo e figli Salvatore Balzamà, Giuseppe e Salvatore Cipri e inoltre Salvatore Di Francia, Pasquale Frisina, Pasquale Rizzitano ed Antonio Gullo.
La teca collocata in una cappella ricavata nella navata destra della Concattedrale, consentirà, in modo perpetuo, a tutti i fedeli di poter pregare di fronte alla Sacra Reliquia, rafforzando, in continuità col passato, l’amore dei palmesi per Maria SS. della Sacra Lettera, Patrona della Città.
La storia della Sacra reliquia è legata fortemente alla Festa della Varia.
Fra storia e tradizione
Il culto Mariano in tutto il territorio calabro siculo, trae origine dalla tradizione riportata da storiografi e scrittori.Durante il viaggio intrapreso da San Paolo che evangelizzando e convertendo il mondo pagano si spostava verso Roma, trovandosi l’Apostolo in Reggio, incontrò alcuni Messinesi che lo pregarono di recarsi presso la loro città per diffondere il Verbo della nuova religione Cristiana. Egli parlò a quelle genti delle virtù straordinarie dalla Vergine Maria, che a quel tempo era ancora vivente in Gerusalemme.Il popolo fu entusiasta a quelle notizie che parlavano della Madre del Signore, tanto che il Senato Messinese dispose un viaggio con ambasciatori in Oriente, per invocare dalla Divina Madre soccorso e protezione. L’ambasceria fece ritorno a Messina portando una Lettera ed una ciocca di Capelli affidata dalla Vergine Madre a suggello di benigna protezione. La Città di Messina dall’anno 42 dopo Cristo elesse la Vergine della Lettera come propria Patrona. Fra la marineria della “Cittadella” di Palmi e quella della Città di Messina, fin da tempi remotissimi, intercorsero proficui rapporti, legati particolarmente al commercio della seta dell’olio e del vino. Narra lo storico Antonio De Salvo: “Circa il 15823, nella quale epoca Seminara, Palme e Sant’Anna erano già libere dal dominio feudale degli Spinelli, e appartenevano al regio demanio, i Palmisani, prendendo da Messina il culto verso la Madonna della Sacra Lettera, e proclamandola, in seguito, protettrice pure del loro Comune, ne istituirono, a spese della loro Università, la festa principale, a somiglianza di quella di Messina; col ripetere, nell’ultima domenica di agosto, e imitare perfettamente quanto in questa città veniva praticato in tale festività (addì 15 agosto), nella ricorrenza dell’Assunzione di Maria Vergine. A tale proposito si ha per tradizione, che i marinari palmisani, nella suddetta epoca, avendo ottenuto dal Senato di Messina, uno dei capelli, che i Messinesi, nei primi anni dell'era cristiana, avevano ricevuto in dono, insieme con una lettera, mandata loro dalla stessa Madonna, ne incominciarono a festeggiare, come ancora festeggiano tale reliquia, detta Il Sacro Capello, però nella ricorrenza della festa di Maria Vergine della Sacra Lettera”. Questa circostanza affratellò ancor più fortemente nella fede e nell’amore per la Vergine i popoli delle due Città, tanto più che anche Palmi considerò e riconobbe la Madonna della Lettera come propria Patrona Principale, il che fu successivamente sancito a seguito di petizione del clero e del popolo, con decreto del 12 settembre 1733 ad opera della Sacra Congregazione dei Riti. Nel corso dei secoli la Madonna della Lettera fu venerata nel Duomo della Città ed ancor oggi è rappresentata da una icona risalente al XVI secolo che ripete l’iconografia bizantina. L’immagine, dipinta su tela, riproducente la Vergine che stringe il Bambino col braccio sinistro mentre lo mostra ai fedeli con la destra, è ricoperta da una “manta” d’argento sbalzato.
Ma occorre sottolineare che la Città di Palmi nell’ereditare dalla consorella Città di Messina la vocazione al culto Mariano, ne abbia anche ricalcato le orme nell’espressione di fede che vede rappresentare l’Assunzione al cielo della Vergine con una solenne processione nella quale viene utilizzata una Macchina imponente, chiamata “Vara”a Messina e “Varia”a Palmi; come sintesi dell’universo, dispiegata ai piedi di Maria Santissima. Fu l’architetto calabrese Francesco Radese che già nella prima metà del 1500 ideò e costruì una siffatta macchina, per rappresentare l’Assunzione al cielo della Vergine: un congegno piramidale, riproducente in modo ideale l’intero percorso compiuto dall’Anima eletta, benedetta fra le donne, la quale sin dalla sua origine terrena (Bara-Vara-Varia), risaliva, attraverso nuvole ed astri gremìti di angeli, raggiungendo l’empireo ove, radioso, l’accoglieva il Padre Celeste. Fu con una macchina simile che fin dal XVI secolo nella città di Messina la Festa venne celebrata per tanti anni a venire, accrescendo vieppiù l’attaccamento al culto Mariano nell’intera area peloritana, pervenendo alfine al di qua dello Stretto. Simile nei suoi caratteri essenziali, la macchina che nella Palme del 600 dovette lasciare sorpreso il frate Giovanni Fiore da Cropani, che così la descrisse: “ Ma ( festa ) sontuosissima è quella che si celebra in Palme in onor di S. Maria della Lettera, con Machina maestosa di figliuoletti in abito di Angioli vagamente adornati, che accompagnano la Vergine trionfante alla cima di detta Machina… ”, e l’abate Pacichelli che nel 1693, riferiva dal suo viaggio in Calabria che a Palmi: “… Vi si celebran fiere, mercati e nella Domenica fra l‘ottava, con l’industria singolar degli artisti, sontuosa festa della Madonna della Lettera… “. Quando nell’agosto del 1900 questa festa (interrotta da quasi trent’anni, per poi essere ripresa in tono minore solo nel 1897), fortemente voluta da uomini rappresentativi del popolo palmese (tra i quali Rocco Isola detto Pilurussu), venne quindi riprogrammata e riorganizzata, toccò al genio del Cavaliere Peppino Militano produrre una macchina della Varia al passo con i tempi. Nasceva allora la “Varia Meccanica”, espressione fulgida del nuovo secolo, più alta e grandiosa delle precedenti; per mezzo della quale, ancor oggi, nell’ultima domenica di agosto dell’anno in cui è organizzata la Festa, muovendo dal medesimo impianto realizzato più di 100 anni fa, il popolo palmese suole festeggiare la sua Patrona.
La Varia, fra legno, acciaio, carta, paglia, tela di sacco e corda, con un peso di circa 200 quintali e 16 metri di altezza, vanta una particolare notorietà fra le Macchine Sacre che la rende, nella sua fattispecie, unica al mondo: l’essere animata, costituita e trainata da creature umane.
Fino ad oggi l’esposizione della reliquia del Sacro Capello avveniva soltanto in concomitanza dei festeggiamenti della Varia, in quelle sporadiche occasioni, nel sabato precedente alla Festa dedicata a Maria SS.ma della Sacra Lettera, Patrona della Città, il reliquiario contenente il Sacro Capello veniva trasportato su un trionfino, recentemente collocato in un sontuoso vascello ligneo,( opera del maestro A. Anastasio) e veniva trasportata, per antico privilegio, in processione per le vie della Città, a passo ondulatorio, dai Marinai della Confraternita di Maria SS.ma del Soccorso. Tale caratteristica processione vuole riverberare nella memoria dei fedeli, l’arrivo per mare dalla Città di Messina fino alle coste palmesi della Sacra Reliquia, allorquando la tradizione vuole che questa sia stata imbarcata sulla feluca del Padron Peppe Tigano.
Durante l’ultima edizione della festa della Varia nell’Agosto 2008, venne per la prima volta celebrata una suggestiva rievocazione dell’arrivo della Sacra Reliquia fino alla riva della Marinella di Palmi. In quella occasione, una moltitudine di fedeli seguì le fasi dell’arrivo via mare dello sbarco e del trasporto, fino al centro della Città, con la definitiva ricollocazione del reliquiario presso la Concattedrale in un luogo non esposto al pubblico.
Come si diceva, dal 29 Agosto 2009 in poi, sarà finalmente possibile per tutti i fedeli poter pregare da vicino alla Sacra reliquia che rimarrà sempre visibile .
Giuseppe Cricrì
PALMI
SARA’ REALIZZATO UM MUSEO NELL’AREA MONUMENTALE DI SAN FANTINO
L'area monumentale della chiesa di San Fantino, con la sua cripta e i resti delle costruzioni con le varianti registrate nei secoli, va sempre più acquistando le caratteristiche di un'importante risorsa culturale da offrire ai visitatori e agli studiosi, fornendo una completa visione della sua complessa storia che va dal periodo romano e paleocristiano, nella parte inferiore del tempio, per giungere al secolo scorso, quando la chiesa soprastante è stata sconsacrata e il culto di San Fantino e della Madonna dell'Alto mare è stato spostato nella nuova chiesa costruita nel centro della popolosa frazione di Taureana. Adesso si sta per aprire una nuova importante fase, costituita dalla realizzazione di un piccolo museo ricavato in un edificio adiacente all'antica chiesetta.
Nei mesi scorsi, intanto, si sono conclusi gli scavi che avevano visto impegnata la Soprintendenza archeologica di Reggio Calabria, in collaborazione con i tecnici del Comune e la ditta appaltatrice, con la copertura dell'area retrostante l'edificio, dove è stata esplorata una necropoli con interessanti scoperte dal punto di vista archeologico. L'operazione necessaria per consentire la messa in sicurezza e il prosieguo dei lavori, ha preservato la possibilità di poter riportare agevolmente alla luce quanto così conservato. L'ultima parte degli interventi previsti, però, sta per essere avviati con i lavori che interesseranno l'edificio che si trova affiancato alla chiesa, in precedenza acquisito alla proprietà del Comune. La struttura, di cui sono rimasti in pratica i soli muri perimetrali, da una parte ha una funzione importante poiché al suo interno c'è l'apertura che consente di poter accedere alla sottostante cripta paleocristiana e bizantina; dall'altra, una volta consolidata, verrà adibita a un piccolo museo che consentirà di esporre il materiale scoperto nel corso degli scavi.
Si tratta, quindi, di un intervento destinato a dare un apporto decisivo alla definizione di tutti gli aspetti che riguardano la fruizione al pubblico anche dal punto di vista della leggibilità dei dati e dei reperti. Contemporaneamente è imminente la definitiva consegna anche della chiesa, il cui interno è stato già attrezzato, lasciando in vista anche i diversi strati messi in luce, attraverso una sistema di passerelle in legno che costituisce un vero e proprio percorso, completato da pannelli illustrativi che ne descrivono le caratteristiche dal punto di vista storico-archeologico e religioso.
Sullo stato dell'arte l'assessore alla cultura Nunzio Lacquaniti, fa alcune precisazioni. «In pratica è imminente l'avvio dei lavori per la musealizzazione dell'edificio recentemente acquisito; però bisogna trovare in stretta collaborazione con la Soprintendenza una soluzione per quanto riguarda la sistemazione dell'area attorno al tempio, che dovrà anche essere recintata. L'altro aspetto riguarda la possibilità di procedere alla protezione dalle intemperie della parte di resti dell'edificio che testimonia la continuità dell'esistenza e le modifiche subite nel corso dei secoli dal complesso religioso. Attualmente il complesso è affidato alla custodia dei giovani che fanno parte del Movimento culturale San Fantino, che stanno fornendo un valido contributo per la manutenzione e la valorizzazione dei luoghi; un'iniziativa, questa, che si è rivelata importante anche per la fruibilità del monumento stesso. L'area di San Fantino – conclude l'assessore Lacquaniti – è al centro dell'attenzione dell'Amministrazione comunale, assumendo un'importanza di grande rilievo nell'ambito del patrimonio dei beni culturali del territorio poiché, una volta completati i lavori del parco archeologico che riguarda il terrazzo sul quale sorge la torre di Pietre Nere, assieme ai resti dell'antica città di Tauriana, che vanno dall'età del bronzo a quella italico-romana, consentirà di realizzare un percorso storico-archeologico di grande valore, da offrire alla fruizione delle comitive di turisti, aprendo un capitolo nuovo per i nostri beni archeologici».
GIUSEPPE MAZZU’
Particolare della cripta di San Fantino destinata ad area museale
PALMI
RESTAURATA VILLA “PIETROSA” DI LEONIDA REPACI PATRIMONIO DEL COMUNE
Sono stati completati i lavori di ristrutturazione della "Pietrosa", la villa appartenuta al grande scrittore palmese (e fondatore del Premio letterario Viareggio) Leonida Repaci. Tra qualche giorno, infatti, l'impresa che ha eseguito i lavori consegnerà al Comune di Palmi l'opera ultimata.
Con la ristrutturazione di villa Pietrosa si è, dunque, conclusa la prima fase di una più complessiva valorizzazione dell'area che per la sue caratteristiche paesaggistiche si può considerare tra le più belle e suggestive della Calabria.
A intervenire sulla restituzione di questa deliziosa quanto emblematica struttura al patrimonio comunale palmese è Enzo Infantino, segretario provinciale dei Comunisti Italiani, il quale esprime particolare soddisfazione per un risultato a cui ha fortemente contribuito, a iniziare dal 1999, denunciando il grave stato d'abbandono in cui versava lo storico edificio. Infantino sottolinea che successivamente, nel 2002, persistendo e aggravandosi lo stato di abbandono «spinto dal mio fraterno amico Arcangelo Badolati, con il quale condivido il forte legame per la nostra terra, e memore delle bellissime parole scritte da Leonida Repaci nel libro "la Pietrosa racconta"» ha rinnovato la denuncia circa «lo stato vergognoso in cui si trovava un bene che, è giusto ricordare, appartiene all'intera comunità».
L'esponente del Pdci, già assessore comunale a Palmi, ricorda come «è stato grazie al contributo e alla sensibilità della dott.ssa Luisa Latella, all'epoca commissario prefettizio cui erano affidate le redini del Comune, che si adottarono i provvedimenti necessari per mettere in sicurezza l'area attraverso il ripristino di un minimo di legalità. In seguito la stampa locale e nazionale nonché la sede Rai calabrese, che fece dalla villa una diretta, contribuirono a sensibilizzare le coscienze. È per via di tutta quest'attività che l'amministrazione comunale di centrosinistra (che nel frattempo aveva vinto le elezioni) guidata dal sindaco Parisi, e della quale nel primo periodo feci parte, decise di utilizzare i fondi derivanti dal Pit (un milione e centomila euro) per la ristrutturazione e l'utilizzo a fini turistici e culturali della villa Pietrosa».
Enzo Infantino ripercorre quindi la storia dell'opera, dal concorso d'idee promosso dall'architetto Saverio Saffioti, allora dirigente tecnico del Comune di Palmi, alla scelta della commissione giudicatrice composta da eminenti personalità del mondo dell'architettura nazionale di assegnare il primo premio all'idea proposta dall'architetto Carmelo Bagalà, capogruppo, con la collaborazione dell'architetto Vincenzo De Francia e dello studioso Silvano Cavatorta.
«Poiché i lavori oggi sono conclusi – chiosa lo scrivente – è del tutto evidente che adesso l'attenzione si deve spostare sul terreno dell'utilizzazione della villa e, soprattutto, sulla necessità di mettere permanentemente in sicurezza tutta l'area circostante. Sarebbe davvero grave dopo aver prodotto uno sforzo così importante ritrovarsi tra qualche tempo a dover denunciare atti di vandalismo. Per questa ragione credo che l'attuale Amministrazione comunale (che ha dimostrato sensibilità in altre occasioni) debba da subito farsi carico di questo problema, tenendo conto che molto probabilmente la Regione finanzierà la sistemazione dell'attuale tracciato stradale che dalla stazione ferroviaria porta a villa Pietrosa. La città di Palmi – conclude Enzo Infantino – non può perdere una significativa occasione di sviluppo che può essere rappresentata dalla fruizione a scopo culturale e turistico della "Pietrosa" che, purtroppo, per anni, a causa dello stato di degrado in cui era stata lasciata ha rappresentato la metafora di una realtà che era rimasta indietro. Oggi, invece, a ristrutturazione avvenuta, villa Pietrosa può essere considerata simbolo di una comunità che non dimentica il proprio passato ma che dal suo passato può trarre nuova linfa per il riscatto del presente e del futuro».
GIUSEPPE MAZZU’

ALCUNE IMMAGINI DI VILLA PIETROSA
VILLA PIETROSA TORNERA’ AD ESSERE UN LUOGO MAGICO
Sul futuro della Villa Pietrosa, la casa-rifugio dello scrittore Leonida Repaci, ma anche un luogo magico perchè vi furono composte alcune delle opere di Francesco Cilea, interviene l'assessore alla Cultura del comune di Palmi, Nunzio Lacquaniti, dopo che, nei giorni scorsi, il problema è stato sollevato da parte di Enzo Infantino, segretario provinciale dei Comunisti Italiani.
Infantino, nella previsione dell'imminente completamento dei lavori di restauro della suggestiva costruzione – che sorge sul terrazzo a picco sul mare circondata da un parco di cipressi e di ulivi – aveva messo in guardia sui pericoli futuri che potrebbero minacciarne l'integrità, alla luce della storia di degrado del passato.
«Desidero tranquillizzare il segretario provinciale dei Comunisti Italiani, Enzo Infantino, e tutti coloro che hanno a cuore le sorti e le prospettive di valorizzazione culturale della Villa Repaci. – ha detto Lacquaniti –. Questa amministrazione e l'assessorato che dirigo, si sono già posti questo delicatissimo problema per trovare delle soluzioni idonee». «Ma è bene distinguere tre aspetti, che ritengo importanti per una visione complessiva – prosegue l'assessore Lacquaniti –. Innanzitutto, una volta consegnata la villa da parte della ditta che ha effettuato i lavori di ristrutturazione, devono essere poste tutte le condizioni per mettere in sicurezza la struttura, la cui posizione presenta molti aspetti di pericolo; a questo proposito c'è da sottolineare che, nel mese di febbraio, è stato predisposto un progetto di videosorveglianza territoriale che comprende tutti i siti sensibili e le aree e le strutture a rischio della città e del territorio. Tra questi, è senz'altro compresa Villa Repaci».
«In secondo luogo – continua Lacquaniti – bisogna tener presente che la strada di accesso che si dirama dal piazzale Stazione in un percorso sterrato, ha bisogno di essere sistemata dal punto di vista della percorribilità. Quindi bisogna ricavare, nei pressi, un'area destinata a parcheggio nell'ambito della futura utilizzazione della Villa e dell'ampio parco. Per questo sono necessari ulteriori risorse che, speriamo, possano essere reperite, vista l'importanza strategica dal punto di vista culturale dell'intera area. Infatti, sia la villa che il parco e la vicina area archeologica, possono diventare luogo ideale per incontri scientifici e culturali o sede di rappresentanza delle istituzioni non solo comunali ma anche provinciali e regionali. Inoltre Villa Repaci può accogliere e ospitare studiosi, ricercatori e artisti che, per la magia dei luoghi possono trovare fonte d'ispirazione per la loro attività creativa».
L'assessore Lacquaniti conclude annunciando di voler aprire al confronto con i cittadini la possibilità della ricerca di idee sull'utilizzo della struttura e del parco, per farne un punto di forza per il futuro della città. «Le idee sulla via da intraprendere sono tante – afferma – ma sull'argomento intendo avviare degli incontri con le associazioni culturali locali e regionali, per raccogliere suggerimenti e proposte costruttive, finalizzate al raggiungimento dell'obiettivo di restituire la massima vitalità culturale a un luogo che, ancora oggi, mantiene intatta la grande suggestione che lo scrittore le aveva trasmesso».
E sul futuro della villa, Leonida Repaci stesso, che in quel luogo aveva trovato la linfa per la sua "Storia dei fratelli Rupe" ma anche per l'eccezionale attività culturale che aveva sviluppato nella fitta rete di rapporti con i massimi esponenti italiani della cultura e dell'arte, aveva espresso timori e speranze. Le prime, ormai, sono fugate dal recupero della struttura; le speranze sono espresse nei versi finali di "Pietrosa dei Rupe" nella raccolta "Poemetti civili": «Pietrosa mia Pietrosa / tu esisterai nel tempo / quando io sarò solo memoria. Muteranno le piante e i fiori / che abbracciano le tue fiancate / di roccia, muteranno gli uccelli / che allieteranno le tue stagioni. / Solo il mare sarà sempre lo stesso / solo il cielo sarà sempre lo stesso. Anch'io sarò sempre lo stesso / da uomo trasformato in ricordo / e forse in lare domestico».
GIUSEPPE MAZZU’
LA STRADA PER LA PIETROSA PRESTO SARA’ REALTA’
Il 2008 passerà come l'anno della rinascita di Villa Repaci dopo che, mentre si sono completati i lavori di ristrutturazione, è giunta notizia del finanziamento di 450 mila euro per la strada che, dalla stazione delle ferrovie dello Stato, porta fino alla Pietrosa.
Un finanziamento che non permetterà di costruire un'arteria di grande comunicazione ma che, comunque, consentirà di rendere percorribile e trasformare completamente dal punto di vista dell'agibilità la strada in terra battuta che permette l'accesso alla Pietrosa ma che oggi, in alcuni punti, è in condizioni disastrose per l'azione delle acque piovane che a volte diventano veri e propri torrenti in piena.
La storia della strada per la Pietrosa risale a quando lo scrittore palmese era ancora in vita. In quel tempo era la fine degli anni sessanta e il cruccio dello scrittore Leonida Repaci che in primavera ed in estate trascorreva molto tempo nella Villa era proprio l'impossibilità di raggiungere il luogo con l'auto. Aveva chiesto all'amministrazione comunale la costruzione di una strada che permettesse l'accesso, prima assicurato da un sentiero, in modo che i suoi amici scrittori, artisti, italiani e stranieri potessero raggiungerlo durante i periodi di permanenza alla Pietrosa. Aveva promesso di portarvi anche il Viareggio. Ma la strada non venne, il massimo che potè ottenere fu che venisse utilizzato il percorso abbandonato della ferrovia. Così, Repaci, nella "Pietrosa racconta", una rievocazione in versi della storia della sua vita strettamente connessa a quella di questi stupendi luoghi,ricorda l'entusiasmo provato il giorno in cui arrivò, per la prima volta, la 500 di un suo amico palmese. Ma le difficoltà, in pratica ci sono ancora: quando piove o quando la conduttura delle acque fognanti straripa e quando la strada sottoposta a veri e propri alluvioni, finisce per diventare impraticabile. Adesso che la Villa Repaci è stata riportata all'antico splendore e costituisce un vero e proprio gioiello, il finanziamento per la sistemazione della strada giunge proprio a proposito. Per il sindaco di Palmi, Ennio Gaudio, si tratta di «una nuova opportunità per rendere la Pietrosa veramente fruibile e quindi più vicina alla città sulla quale l'amministrazione si impegnerà a fondo per realizzarla».
A rendere possibile questo nuovo intervento c'è stata anche l'attenzione particolare dell'assessore regionale Michelangelo Tripodi che, per l'area di Casa Repaci, ha mostrato negli ultimi anni una particolare attenzione sin dai tempi in cui è avvenuto il recupero dall'abbandono. Un'area che è candidata a rappresentare il fiore all'occhiello della città con le sue peculiarità paesaggistiche La Pietrosa, infatti, si trova incastonata su un pianoro protetto da una parete calcarea che è stata intaccata nei primi anni del secolo per far passare la linea ferrata. Inoltre la Villa possiede un parco costituiro da una piantagione di ulivi toscani, trapiantati dalla moglie Albertina e quelli locali arricchiti da una vegetazione di macchia Mediterranea caratterizzata dalla presenza di agavi, oleastri, ed erbe aromatiche che ricoprono il pendio che con un salto di circa 80 metri arriva a picco sul mare. La scogliera e la macchia costiera conservano oltre al loro naturale fascino tutta la suggestione delle opere letterarie di Leonida Repaci attraverso le pagine che ne hanno fatto risaltare la selvaggia bellezza che ne ha fatto un luogo mitico. Per l'assessore comunale al Turismo, Francesco Trentinella, questi luoghi debbono venire sfruttati anche dal turismo di escursione che, negli ultimi anni, ha mostrato particolare attenzione al territorio palmese. Per l'assessore alla Cultura, Nunzio Lacquaniti «si apre finalmente la possibilità di far risorgere a nuova vita un luogo come la Pietrosa che è nel cuore dei palmesi».
GIUSEPPE MAZZU’
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