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PALMI

 

IL FASCINO DEL TRACCIOLINO META PREFERITA DAGLI ESCURSIONISTI TEDESCHI

 

 

 

Arriva il sole ed arrivano gli escursionisti di lingua tedesca. Un turismo al quale ancora siamo poco abituati, tanto da non accorgersi addirittura del loro passaggio, anche se a stare attenti il loro abbigliamento da veri amanti dei sentieri in terra battuta, rimane ben poco spazio a possibili equivoci.

Per la fine del mese , infatti, sono annunciati i primi arrivi di comitive, come ci ha comunicato in anteprima con una telefonata da Monaco di Baviera, la guida Domenico che è stato colui che ha aperto questo filone, accompagnando per conto di agenzie e che ha reso importante alcuni percorsi come il Tracciolino di Palmi che costituiva la punta di diamante di un turismo ambientale al quale ancora noi non siamo abituati. Eppure basta leggere i depliants di agenzie turistiche tedesche per trovarvi dettagliatamente descritti questi gioielli della natura ritenuti così interessanti che uno dei programmi è addirittura denominato "Stupor mundi" e poi scopriamo che la giovane guida , una ragazza tedesca che vive da molti anni a Tropea si riferisce a percorsi che spaziano dalla costa Viola, alle aree grecaniche ed alla zona di Capo Vaticano.

Ma a scoprire il Tracciolino e i percorsi della Piana è stato Domenico che assieme ad un ex direttore didattico tedesco, Otto, ha accompagnato per il tracciato che si snoda con una percorso conteso alle capre a mezza costa tra il mare della Costa Viola e la cima del Monte Sant'Elìa. Un percorso che si snoda per un lungo tratto in luoghi ormai incontaminati ma che, fino alla metà del secolo scorso erano in alcuni punti coltivati a vigne di cui oggi rimangono le terrazze incolte ed abbandonate che costituiscono ancora oggi una vera e propria difesa del terreno. È proprio quel tratto che lascia affascinati gli escursionisti di lingua tedesca che per lo più vengono da territori attorno al lago di Costanza. Attrezzati in perfetta tenuta da escursionisti con i loro bastoni e gli zaini hanno fatto del monte Sant'Elìa una delle mete preferite anche perché non solo li affascina il tratto a picco sul mare ma anche il resto che prevede il passaggio per boschi e pinete, e poi una discesa mozzafiato giù dalle "Tre Croci" per un percorso a terrazze munito di ringhiere in legno che negli anni passati hanno realizzato gli uomini della Forestale e quelli dei consorzi di bonifica.

Molti sono gli aspetti singolari che questo turismo, che spesso dicevamo è praticamente invisibile, rivela e che dovrebbero rappresentare per gli amministratori locali e regionali una traccia da seguire. Infatti questi flussi turistici che hanno come base gli alberghi di Tropea e Pizzo, gli agriturismi di Capo Vaticano e del vibonese ed addirittura qualche convento, si spostano soprattutto a bordo di mezzi pubblici. Il treno è quello preferito, specialmente da Tropea a Nicotera fino a Gioia Tauro da dove parte un altro degli itinerari preferiti che è rappresentato dal viaggio a bordo delle "littorine", le automotrici delle Ferrovie della Calabria tanto trascurate e sottovalutate dalle autorità regionali del settore ma che costituiscono per questi turisti grandi estimatori del nostro paesaggio, un modo suggestivo per scoprire i vari aspetti delle campagne della Piana che passano dai prati, dalle vigne e dagli uliveti ai boschi ed al panorama selvaggio della valle del fiume Vacale, tra Cittanova e San Giorgio Morgeto, dove la ferrovia percorre un lungo ponte. La meta è quella di San Giorgio e del monte Cappellano dove le comitive puntualmente percorrono i sentieri tra i boschi alla ricerca di un modo senz'altro sconosciuto alla maggior parte degli abitanti della Piana. Poi il ritorno, riprendendo puntualmente la "littorina" e poi il treno che li riporta a Tropea. Se c'era bisogno di qualcuno che ci indicasse quale potrebbe essere il motivo per il rilancio delle ferrovie Taurensi, ebbene questa è l'occasione adatta. Basterebbe sentire, come è accaduto a noi, le espressioni di meraviglia degli escursionisti e le parole di ringraziamento della cartolina che ci ha inviato uno di essi, che riveste un importante incarico proprio nel settore dell'ambiente in Austria: «Fate come hanno fatto in Svizzera. Riammodernate questa ferrovia perchè da sola costituisce un eccezionale trasporto che non inquina e passa attraverso zone panoramiche bellissime».

Ma, dicevamo, la punta di diamante è costituita dal percorso del Tracciolino. Su di esso ormai puntano gli amministratori palmesi per rilanciare il turismo nel corso dell'anno. Proprio oggi ci ha comunicato il sindaco di Palmi Ennio Gaudio si è svolta la gara per l'aggiudicazione dei lavori di sgombero della grande frana che dall'anno scorso ha letteralmente invaso la prima parte del sentiero. Frana che non ha bloccato gli escursionisti tedeschi che, anche se in minor numero, l'anno scorso hanno percorso il sentiero con grande entusiasmo. Il sindaco Ennio Gaudio ci ha inoltre annunciato che per questa primavera si provvederà a ripulire e attrezzare con nuove ringhiere in palette il sentiero che dalla cima del Sant'Elìa arriva a Palmi in collaborazione con gli uomini dei Consorzi di Bonifica. Circostanza questa che ci ha confermato il presidente Renato Carullo sottolineando che in sinergia con l'istituzione locale si potrà riportare allo splendore di una volta anche questo percorso che non presenta grandi difficoltà dal punto di vista della fruibilità ma che da quello paesaggistico è senza dubbio un vero e proprio gioiello l'assessore Enzo De Santis ha confermato che i soldi ci sono, anche per ripulire il percorso perché stanziati dalla Provincia.

Proprio mentre si discuteva dei lavori per rendere nuovamente fruibile la costa del Sant'Elìa è sopraggiunta un'altra guida che da qualche anno accompagna turisti sempre di lingua tedesca, Cristian, venuto a rendersi conto della situazione in vista dell'arrivo per maggio di nuove comitive.

Insomma, la primavera di quest'anno, dopo il rallentamento subito a causa della crisi, lo scorso anno, sembra aprirsi con nuove prospettive. L'autunno scorso l'ultima comitiva che ha attraversato la Piana e percorso il Tracciolino, è stata accompagnata dalla guida Domenico in tandem con Otto, il vero promotore del percorso del Tracciolino, «Probabilmente – ci ha confessato Otto – sarà questa l'ultima volta che vengo in Italia ma spero che questi percorsi vengano tenuti sempre meglio da parte delle autorità locali, perché costituiscono un patrimonio naturalistico che non trova eguali e per questo noi che amiamo la natura li sentiamo così attraenti poiché ci mostrano un paesaggio unico al mondo».

Questi tedeschi che da settembre a giugno percorrono i sentieri della Calabria non sono quelli del mare, infatti, loro amano la natura e vogliono il contatto diretto con quelli che vivono ancora la campagna e producono prodotti tipici locali. Se ne tornano poi, a casa, portando le cipolle di Tropea, i formaggi dei pastori superstiti dell'entroterra della Piana, il salame e la nduja di Monte Poro. Loro non si fanno incantare dai miraggi del turismo organizzato, vogliono il contatto diretto con la natura tanto da fermarsi ad ammirare la flora e la fauna e raccontarci poi , a noi che viviamo sul posto, la bellezza della flora della Costa del Sant'Elia, dove è possibile trovare specie di piante rare che crescono ai bordi del sentiero, inciso tra i terrazzamenti abbandonati delle antiche vigne della Costa Viola che producevano, come ancora avviene, il dolce nettare dello "zibibbo" di Bagnara.

 

                                                                        GIUSEPPE MAZZU’

 

 

 


 

 

 UN LIBRO DI FRANCESCO SCATTARREGGIA

 

 QUELLE BELLE POESIE CHE AIUTANO A CAPIRE IL NOSTRO MONDO

 

Di Francesco Scattarreggia, docente di Melicucco in pensione, conosciuto in tutti gli ambienti scolastici e culturali della provincia reggina per aver insegnato materie letterarie in diversi istituti secondari superiori della zona, l'Editore Pellegrini da qualche giorno ha pubblicato la silloge poetica Margherite, che nel sottotitolo precisa trattarsi di ricordi, affetti, speranze. Danno corpo alla raccolta 73 componimenti che, come precisa lo stesso Scattarreggia nella nota che, a mo' di prefazione apre il volume, sono sgorgati da «pensieri ed emozioni forti che hanno connotato la mia vita di contadino, di docente, di padre e di marito».

CAMPAGNA CALABRESE

Aggiunge anche che ha deciso di appuntare le sue riflessioni soltanto «or che la barca, pesante di ricordi e di affetti, imbocca la via per attraccare». Inoltre, attraverso ciò che il poeta ricorda al figlio Marco veniamo a sapere che egli ritiene che «la poesia non è cosa vana / e la si scrive quando il cuore canta». E, da quanto si evince dal contenuto delle poesie di "Margherite", il cuore del nostro poeta canta sia "quando amor lo spira" perché pervaso da sentimenti di fraterno rimpianto per l'amico-collega Pino Rechichi che, impotente, ha visto esanime sul freddo marmo della morgue, sia quando canta dei suoi affetti più cari: della madre (di cui ricorda le trecce nere "avvolte nel foulard / azzurro / come il cielo" e "le mani solerti alla fatica / tra la gramigna pigra"), della moglie (la cui mano "leggera come piuma d'oca" gli regalava "nella tenerezza, sogni e promesse di cielo e di paradiso"), dei figli, dei nipotini, ma anche di Miki, il cagnolino che ha accolto in casa quando era ancora un "batuffoletto di cotone" e che nel corso degli anni è diventato "uno di famiglia". Quanto mai ampio è il ventaglio dei temi affrontati, tanto che per enumerarli tutti non basterebbero i petali di una margherita. Per economia di spazio ci limitiamo a ricordare quelli che, a nostro giudizio, sono i più importanti: emigrazione, ecologia, politica, violenza, agricoltura, amicizia, affetti familiari, ricordi d'infanzia e quadretti di vita paesana. In diversi componimenti, il poeta avverte il problema dell'emigrazione e lo inquadra nella mai risolta questione meridionale. Ma da attento testimone del tempo e da acuto osservatore della realtà che lo circonda, Scattarreggia non può fare a meno di annotare che la Calabria da terra di emigrazione è diventata regione di immigrazione e come tale destinata a divenire sempre più multietnica. Denuncia l'incuria umana in cui si trovano le fiumare i cui letti appaiono invasi da "lattine vuote / e rottami assassini / come ossa di morti.." e sferza i politicanti paesani che parlano "nella nuda piazza, / masticando pane e lavoro". Ricorda infine le sue ragazzate e inneggia al lavoro. Soprattutto a quello dell'ortolano, del contadino e della raccoglitrice di olive, icona della fatica e protagonista di tante rivendicazioni sindacali. Questa di Scattarreggia non è poesia di maniera, né il poeta si abbandona al facile compiacimento letterario, perché affronta il motivo ispiratore con un linguaggio schietto, essenziale che, a volte, assume la forma tagliente della denuncia.

 

                                                               UMBERTO DI STILO

 

 

 

 

 


 

 

PALMI

 

ARCHEOLOGIA, UN PATRIMONIO DA ESALTARE

 

 

Lo stato dell'arte del patrimonio dei beni archeologici del territorio palmese ieri mattina è stato al centro della visita della soprintendente della Calabria, Simonetta Bonomi.

Accompagnata dalla responsabile per il territorio, dott.ssa Rossella Agostino, e dall'assessore comunale alla Cultura, Nunzio Lacquaniti, Bonomi ha prima fatto un'approfondita visita al Pianoro di Taureana, ai lavori sul sito di San Fantino ed ha poi visitato i musei della Casa della Cultura "Leonida Repaci", incontrando poi il sindaco Ennio Gaudio. All'incontro hanno partecipato anche l'assessore Lacquaniti e il vice sindaco Salvatore Silvestri.

Lacquaniti, Gaudio, Bonomi, Agostino, Silvestri

È stata, quindi, una visita di lavoro nel corso di una mattinata intensa che ha fornito, da una parte, un quadro quanto mai reale della complessa ed articolata situazione degli interventi che da anni insistono nell'area di Taureana dove, tra l'altro, imminente ormai è l'avvio dei lavori per la realizzazione del parco archeologico; dall'altra, invece, ha registrato un interessante scambio di opinioni tra istituzioni con l'appello lanciato dal primo cittadino di Palmi che ha rappresentato la necessità di elevare il livello di intervento per la valorizzazione del territorio dell'intera Piana nell'ottica di una concezione sinergica delle possibilità di utilizzazione dell'intero patrimonio dei beni culturali che oggi vede in via di realizzazione ben tre parchi archeologici (Tauriana, Medma e Oppido Mamertina) evidenziando anche la naturale vocazione ad estendere un ponte culturale per iniziative che coinvolgano i siti archeologici della costa Ionica e della Locride.

L'assessore Lacquaniti, da parte sua, ha preso atto della grande sensibilità e disponibilità dimostrata dalla dottoressa Bonomi che ha sentito la necessità di conoscere il territorio e di consolidare un rapporto tra il comune e la Soprintendenza che in questi anni, grazie anche alla continua azione della dottoressa Rossella Agostino, ha prodotto notevoli risultati e che, per il futuro, si preannuncia importante per la valorizzazione del territorio per l'imminente avvio dei lavori per la realizzazione del parco archeologico.

Il vicesindaco Salvatore Silvestri ha consegnato alla soprintendente la bozza di Piano strategico, invitandola a presentare eventuali suggerimenti per l'aspetto inerente ai beni archeologici.

Da parte sua la soprintendente Simonetta Bonomi ha assicurato la continuità dell'impegno nell'opera di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico non solo di Palmi ma dell'intero comprensorio così come sollecitato dallo stesso sindaco Gaudio.

La mattinata si era avviata con la visita sul Pianoro di Tauriana con l'esplorazione del sito che costituirà il nucleo del parco archeologico i cui lavori sono stati finanziati dall'amministrazione provinciale e che verrà realizzato in collaborazione con la Soprintendenza.

Sul sito della chiesa di San Fantino - dove sono in atto una serie di interventi sia di scavo che di restauro e di costruzione di un locale da adibire a museo - la soprintendente ha seguito lo stato dei lavori attraverso l'illustrazione delle ultime importanti scoperte, da parte della dott. Marilena Sica dell'Università della Basilicata che sta seguendo lo scavo, che hanno consentito di avere un quadro anche esterno alla struttura antica della chiesa che è affiancata da necropoli tardo romane e medievali, ma anche da strutture più recenti che testimoniano una intensa attività svolta dalla comunità monastica che per secoli ha operato in quei luoghi come è testimoniato anche dalla fonti antiche.

Al sopralluogo oltre all'assessore Lacquaniti e alla dottoressa Rossella Agostino ha presenziato personale dell'ufficio tecnico comunale, Domenico Bagalà e architetto Schipilliti, che stanno seguendo i lavori da tempo. La visita alla Casa della Cultura è stata l'occasione per la Soprintendente di conoscere le preziose testimonianze della civiltà contadina del museo etnografico e la ricca pinacoteca frutto della donazione dello scrittore Leonida Repaci.

Comunque il momento più interessante è stato quello dell'incontro con il sindaco Gaudio che ha espresso grande apprezzamento e nel dare il saluto della città ha ricordato la grande ricchezza dei beni culturali di Palmi e la necessità di una valorizzazione complessiva che non può passare che attraverso il rilancio del museo cittadino, in attesa che si possa realizzare una nuova e più adeguata struttura.

 

                                                                        GIUSEPPE MAZZU’

 

 

 


 

 

UN NUOVO VOLUME A CURA DELL’ASSOCIAZIONE AMICI  CASA DELLA CULTURA “LEONIDA REPACI” DI PALMI

  GEOGRAFIA DELL’ANIMA                

 

 

 

 


“La Calabria è una terra grande quanto mezzo Piemonte, e io non posso dire di conoscerla tutta. E' questa una delle mie spine. Ho girato tanto  mondo... e non conosco della terra nativa che quella balconata a mare infiorata di ulivi, di vigne, di eucalipti, di aranci, che guarda la Sicilia e le Eolie. Più che alla realtà, la Calabria appartiene per me alla geografia dell'anima...”  Così scriveva  Leonida Répaci nel suo
Taccuino segreto.
E proprio prendendo spunto da questa annotazione dello scrittore l’Associazione
Amici Casa della Cultura ‘Leonida Répaci’ di Palmi ha realizzato un prezioso volume che con il titolo Geografia dell’anima mette a confronto alcuni significativi brani di Répaci con immagini capaci di restituire le emozioni dello scrittore. Una rivisitazione della regione con la guida esperta di chi la Calabria, nella molteplice sfaccettatura dei suoi aspetti, ha conosciuto ed amato in profondità.
Il volume traccia, grazie anche alle accurate immagini di Stefano Vecchione ed Attilio Zagari, un percorso originale che diventa sintesi del patrimonio storico, artistico, ambientale, della regione.
Apre il volume il rigoroso saggio di Maria Brancato, docente di Geografia nell’Università degli Studi di Messina, che esplora approfonditamente il percorso umano ed intellettuale dello scrittore, consentendoci così di poter meglio cogliere l’emozione di una Calabria raccontata nella sua autenticità.
Geografia dell’anima si presenta in elegante veste editoriale: grande formato (cm.23x30), carta patinata, 92 pagine, 66 immagini, stampa integralmente a colori, copertina cartonata con sovracoperta patinata lucida, elegante impaginazione grafica. Il prezzo di copertina è di trenta euro.


 

Nell'incontro dell'Ufficio di Presidenza della Regione Calabria con il Presidente della Repubblica, l'on. Loiero ha scelto come dono per l'on. Napolitano, il volume "Geografia dell'anima" editato dagli Amici della Casa della Cultura "L. Repaci" di Palmi.

 

 

 

LA CALABRIA DI LEONIDA REPACI

 

 

 

L’oleastro che sprizza dalla nuda roccia: una immagine ricorrente nelle pagine di Leonida Répaci. Una immagine che diventa simbolo, metafora concreta, di una attitudine morale, quella di affrontare il mondo, la vita, senza arrendersi di fronte alle difficoltà. Come quell’ulivo che sullo scoglio della Tonnara di Palmi resiste da sempre a tutte le intemperie.

Ma questa disposizione del cuore, della mente, ad accettare la sfida, non è semplicemente un tratto personale dello scrittore, è anche un carattere identificativo delle sue radici regionali. “Calabrese, nella sua migliore accezione metaforica, vuol dire Rupe, cioè carattere…”, afferma Répaci. “Per me Calabria significa categoria morale, prima che espressione geografica.”

Ed ogni volta che egli si affaccia dalla sua ‘guardiola’ dell’amatissima villa della Pietrosa, volgendo lo sguardo verso l’incomparabile paesaggio che gli si apre davanti, c’è immediata una vibrazione interiore. La realtà fisica risveglia sentimenti, pensieri, riflessioni; diventa simbolo, stato d’animo. Il paesaggio naturale evoca e rivela quello interiore.

Tanti scritti di Répaci possono esser letti in questa chiave a cominciare dalla sua “favola” assai nota, Quando fu il giorno della Calabria. E proprio partendo da questo testo, quale base di riferimento, ma spaziando poi in tutta la sua produzione, abbiamo voluto, con questo volume, mettere a confronto le parole di Répaci con immagini capaci di restituire le emozioni dello scrittore. Una rivisitazione, insomma, delle regione con la guida esperta di chi la Calabria, nella molteplice sfaccettatura dei suoi aspetti, ha conosciuto ed amato in profondità.

In questa prospettiva, l’attento ed originale saggio di Maria Brancato, docente di Geografia nell’Università degli Studi di Messina, esplora approfonditamente il percorso umano ed intellettuale dello scrittore, sottolineandone gli snodi decisivi e restituendoci così, con felicissima sintesi, un Répaci col quale, pensiamo, ciascun lettore finirà col sentirsi in sintonia, ritrovando nelle parole dello scrittore l’emozione di una Calabria raccontata nella sua autenticità.

Danno corpo e luce a questo percorso le immagini accurate di Stefano Vecchione ed Attilio Zagari che hanno aderito con rara disponibilità alla realizzazione del volume.

Con Geografia dell’anima la nostra Associazione continua nell’impegno per il quale si è costituita nel giugno 2001 e cioè far conoscere e valorizzare da una parte l’opera di Leonida Répaci, dall’altra la Casa della Cultura di Palmi che allo scrittore fu intitolata nell’ottobre del 1984. In quella occasione Répaci, presente e visibilmente commosso, pronunciò un discorso memorabile che ripercorreva la sua storia di scrittore, di calabrese, di cittadino palmese.

Né si sottrasse, seppur con grande discrezione, - lui che per una vita era stato un grande organizzatore di cultura - dal compito di tracciare una direzione di marcia per la nuova struttura. “Io non sono qui - diceva - per dettare programmi e indirizzi… ma un orientamento di massima posso senz’altro suggerirlo, un orientamento che ha sempre ispirato la mia vita: puntare a fare, a seminare, con la convinzione che qualcosa nascerà; creare degli stimoli culturali nella consapevolezza che nient’altro come la cultura è mezzo insostituibile di reale crescita civile…

E aggiungeva: “Sta a chi la gestisce - cioè a chi traduce nei fatti le possibilità potenziali che offre la Casa della Cultura - la responsabilità di renderla un organismo attivo, realmente inserito nella comunità, e inserito come un suo cuore pulsante, come un laboratorio di idee, non come un luogo di più o meno decoro nel quale di tanto in tanto ritrovarsi per una mostra di pittura, per una conferenza o per un convegno… Si tratta di farne un punto di riferimento per le attività culturali della provincia, se non dell’intera regione… È importante non solo che ci siano idee, ma che le idee si rinnovino. E questo può avvenire solo dal contatto, dal confronto, dal dibattito.”

Rispetto a questo limpido programma siamo a tutt’oggi tutti debitori: semplici cittadini, operatori culturali, enti territoriali. La Casa della Cultura attende ancora soluzioni organizzative ed istituzionali che le consentano di concretizzare le indicazioni dello scrittore. Come pure soluzioni adeguate esige l’utilizzazione della Villa della Pietrosa, generosamente donata al Comune di Palmi. Voleva, Répaci, che la Pietrosa fosse, soprattutto per i giovani, il libro da “…leggere/ dalla prima all’ultima pagina/ per capire come e perché/ Leonida e Albertina Répaci/ non si son dati tregua/ negli anni/ per dare alla Pietrosa/ in una dimensione di cultura/ una lezione di vita e di speranza” (L. Répaci,  La Pietrosa racconta)

È stato soprattutto qui fra i profumi, i colori cangianti, i silenzi, il mormorare degli alberi e degli uccelli, che Leonida Répaci ha potuto disvelarci la sua geografia dell’anima.

 

Antonio Minasi

Presidente dell’Associazione

Amici Casa della Cultura ‘Leonida Répaci’  


 

 

 

 

 

                      

                       

 

 

 

 

PUBBLICHIAMO, QUI DI SEGUITO, ALCUNE FOTO TRATTE DAL VOLUME DI CUI SOPRA, PER GENTILE CONCESSIONE DELL'ASSOCIAZIONE AMICI CASA DELLA CULTURA "LEONIDA REPACI" DI PALMI

 

                                              

 GERACE- LA CATTEDRALE      (foto di Stefano Vecchione)

 

GERACE- LA CATTEDRALE- INTERNO    (foto di Stefano Vecchione)

SCILLA        (foto di Stefano Vecchione) 

SCILLA          (foto di Stefano Vecchione)

 

      

          FICHI D'INDIA     (foto di Stefano Vecchione)    

 

BAGNARA- VITI SUL PENDIO- (foto di Stefano Vecchione)

TOMMASO CAMPANELLA

PALMI- SCOGLIO DELL'ULIVO- (foto di Attilio Zagari)

PASCOLI IN SILA (foto di Stefano Vecchione)

LORENZO CALOGERO (foto di Attilio Zagari)

  MATTIA PRETI- PREDICA DI S. GIOVANNI BATTISTA (Museo Civico di Taverna) 

STILO- LA CATTOLICA-

MICHELE GUERRISI- DEPOSIZIONE (foto archivio Amici Casa della Cultura)