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A REGGIO AL MUSEO DELLA MAGNA GRECIA
APERTA LA MOSTRA “GLI ITALICI DEL METAUROS”
Si è aperta nel Museo Nazionale della Magna Grecia, alla presenza di un folto pubblico, la mostra archeologica “Gli Italici del Metauros”, che – per la prima volta – apre uno spaccato inedito nell'apparente vuoto che la tradizione poneva tra le popolazioni dei Greci di Rhegion e quelli di Metauros. E, come un cuneo, s'inserisce, dalla costa all'Aspromonte, tra il mondo greco ed il successivo periodo romano, dando finalmente un nome ed una identità storica ad una popolazione, quella dei Tauriani, che dalle indagini archeologiche sta rivelandosi particolarmente interessante. Nel suo intervento di presentazione la sovrintendente ai beni archeologici e culturali, dottoressa Elena Lattanzi ha messo in evidenza l'eccezionale lavoro sinergico attivato tra ricercatori, studiosi e società di servizi dalla realizzazione di una mostra che mette in primo piano, nel più importante museo della Magna Grecia, il ruolo di una popolazione italica che discende direttamente da quelle popolazioni enotrie che i Greci avevano trovato al loro arrivo sulle coste della Calabria. Anche nelle difficoltà di risorse, è in atto – oggi – tra il promontorio di Taureana e il pianoro della città vecchia di Mella di Oppido Mamertina, lungo una direttrice che passa da Castellace, un'opera d'indagine che sta disegnando la coerenza di una presenza, quella dei Tauriani, fino a poco tempo fa testimoniata solo dai bolli sui mattoni. Il presidente dell'amministrazione provinciale, ing. Pietro Fuda, ha ricordato come l'ente che lui presiede ha puntato con tenacia e chiarezza di idee sulla riscoperta e la valorizzazione del patrimonio culturale dell'intero territorio del Reggino per creare anche sviluppo ed occupazione, di cui si avverte una primaria esigenza. Il presidente degli “Amici del Museo”, Vincenzo Panuccio, ha richiamato a tutte lettere il valore culturale dell'iniziativa. Il sindaco di Oppido Mamertina, Giuseppe Ruvolo, ha ringraziato la Soprintendenza per questa opera di valorizzazione dell'archeologia del territorio che altrimenti non potrebbe essere affrontata dagli enti locali.
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Etnico dei Tauriani, al genitivo plurale, impresso su laterizio |
Antonino Parisi sindaco di Palmi, invece, ha ricordato come l'evento culturale non nasce a caso ma è frutto di un rilancio dell'attività archeologica in tutto il territorio di Palmi, in un'ottica di sviluppo socio-culturale-economica. Sono quindi intervenuti Roberto Laruffa amministratore di Kore, la società di servizi aggiuntivi che opera da appena un anno nei musei di Reggio, Locri e Vibo che ha messo in rilievo come la mostra costituisce il primo esempio di una fattiva collaborazione che si va sviluppando tra pubblico e privato. E sul significato di come si può rivitalizzare l'attività di fruizione dei beni culturali anche nei musei della regione, ha parlato Stefania Caridi, responsabile delle visite guidate della Kore, che ha fatto intravedere un vero e proprio salto di qualità con l'avvio di una nuova visione dell'attività di divulgazione del patrimonio culturale attraverso la pratica guidata. Gli interventi sono stati coordinati da Maria Teresa D'Agostino della Kore e si sono conclusi con Rossella Agostino, responsabile del territorio e curatrice della mostra: ha delineato, per sommi capi, come la mostra, oltre che presentare quanto è venuto alla luce sui Taureani negli scavi di Tauriana, Mella, Castellace e Palazzi di Oppido Mamertina, ha fornito una panoramica delle presenze antiche tra la protostoria e l'età romana nel territorio che va da Metauro (odierna Gioia Tauro) a Tauriana e la contrada Mella e Palazzi di Oppido Mamertina. Il tutto conferma una continuità di presenza di questi popoli di ceppo italico preesistenti alla venuta di greci e romani con i quali si son dovuti fare i conti. Dopo una visita guidata alla mostra con guide di eccezione che ha riscosso notevoli consensi, la serata è stata conclusa da un concerto del Quartetto di chitarre “Armonie Mediterranee” diretto dal maestro Martino Schipilliti con Francesco e Giancarlo Mazzù e Antonio Prestileo, tenutosi nella sala dei Dioscuri e che ha chiuso con le note coinvolgenti del Sirtaky di Teodorakis che ben si sono sposate con la suggestione dell'ambiente.
GIUSEPPE MAZZU’
A MARGINE DELLA MOSTRA “GLI ITALICI DI METAUROS”
AMPIO DIBATTITO SUI TAURIANI, GLI ANTICHI ABITANTI DELLA PIANA
È stata un'intensa giornata di studio quella che ha visto impegnati nella sala dei Dioscuri del Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria archeologi, storici, esperti della Soprintendenza e docenti universitari a interrogarsi sui molti aspetti ancora oscuri della popolazione italica dei Tauriani sui quali da venerdì sera si è aperta un'interessante mostra nel primo piano del museo reggino sul tema “Gli Italici del Metauros”, che rimarrà aperta fino al 31 ottobre prossimo.
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Edificio templare su podio di tipo italico, pianoro di Taureana di Palmi |
La mostra è stata curata dalla dottoressa Rossella Agostino e realizzata in collaborazione tra Soprintendenza archeologica della Calabria e Società di servizi Kore, mentre hanno contribuito la Regione Calabria, i comuni di Palmi e Oppido Mamertina, l'associazione Amici del Museo di Reggio Calabria, Rtv, Laruffa editore, Museum center e Vitulia. La cosa più suggestiva è stata l'impressione “diversa” che l'evento culturale ha dato dal punto di vista della vitalità del museo della Magna Grecia: mentre esperti e archeologici e storici stavano discutendo, a volte anche animatamente, tanto era l'interesse e la passione che vi mettevano, intorno a loro, per le sale del museo era una vera e propria processione di studenti e visitatori che, tra uno sguardo alle vetrine ed un altro alla sala gremita ed al tavolo dei relatori, hanno portato con sé l'immagine e il ricordo di un Museo della Magna Grecia quale certamente è: molto più di un “semplice” deposito di reperti, anche se belli e interessanti, ma un reale, gioioso luogo di cultura e sapere. Forse questo non rientrava nel programma della manifestazione ma in fondo è quello che si è verificato. Per la dottoressa Elena Lattanzi, soprintendente per Beni archeologici della Calabria – che ha aperto i lavori ricordando le varie fasi dell'attività svolta nell'area tra il promontorio di Taureana e il territorio di Mella a Oppido Mamertina – vi è stato certamente un doppio motivo di soddisfazione, come è emerso tra gli interventi del convegno. Da una parte quella di raggiungere l'obiettivo di realizzare una mostra che apre uno scenario nuovo nel territorio reggino su un tema, quello delle popolazioni italiche, che è al centro dell'attività archeologica calabrese. Dall'altra, ritrovarsi relatori molti di coloro che hanno avviato la loro attività da studenti proprio in queste indagini archeologiche e che oggi, dai ruoli anche prestigiosi che ricoprono, continuano a seguire. Dopo i saluti dell'assessore provinciale ai Beni culturali Ornella Milella e del prof. Vincenzo Panuccio, presidente degli Amici del Museo di Reggio Calabria, il convegno è entrato nel vivo con lerelazioni. Giovanna De Sensi-Sestito dell'Università della Calabria ha trattato il tema “Tauriani e Roma tra I e II guerra punica”. Paolo Poccetti dell'Università di Tor Vergata, Roma, ha affrontato i “Problemi linguistici degli Italici del Mètauros”. Felice Costabile dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria ha parlato su “Taureani e Mamertini tra Reggio e Locri”. Rossella Agostino, archeologa della Soprintendenza ai Beni della Calabria e curatrice della mostra è intervenuta su “I Tauriani a sud del Mètauros”. Massimo Osanna dell'Università della Basilicata e Marco Fabbri dell'Università di Tor Vergata, impegnati da due anni negli scavi di Tauriana, hanno poi parlato dell'attività svolta affrontando il tema “Recenti indagini a Taureana”. Maria Maddalena Sica dell'Università della Basilicata ha relazionato su “Castellace: dalla Mesogaia all'abitato italico”. L'archeologo Massimo Brizzi ha trattato “Greci e Italici in Aspromonte: la fortificazione di Palazzo”. L'archeologa Giorgia Gargano, “Note sulla circolazione monetaria nel territorio tauriano”, Francesco Gioacchino La Torre dell'Università di Messina ha affrontato il tema: “Lucani, Bretti ed altri Italici lungo la costa tirrenica della Magna Grecia”. Nel pomeriggio si è aperto un interessante dibattito che ha approfondito molti aspetti con interventi tra gli altri di Anna Maria Mastelloni, Marco Pacciarelli, mentre le conclusioni sono state tratte dalla dott. Elena Lattanzi, che ha sottolineato i molti elementi positivi che il convegno ha portato come contributo alla soluzione dei tanti problemi di ordine storico ed archeologico che questa prima mostra sulla popolazione italica la cui storia fiorì e si concluse nello spazio di territorio tra le città Magnogreche di Metauro e Rhegion occupando il territorio dal mare all'Aspromonte.
GIUSEPPE MAZZU’

Vasellame da tavola in argento(II sec. a. c.), località Tracini di Palmi
Le foto sono state tratte dal volume "Nel territorio dei Tauriani" di Rossella Agostino, recentemente presentato a cura del Rotary International Distretto 2100- Club di Palmi, in occasione della celebrazione dei cento anni del Club.
TURISMO: ALLA SCOPERTA DELL’ARCHEOLOGIA
DA TAURIANA A METAUROS E A MEDMA UNA SCOMMESSA PER LE FUTURE GENERAZIONI
Mentre ormai l'archeologia rappresenta una vera risorsa per molte aree del nostro Paese, una risorsa che costituisce un forte motivo di attrazione per i flussi turistici, in provincia di Reggio Calabria non è così. Nonostante la presenza di importanti siti di indubbio interesse, di piccoli musei sul territorio, ma anche di parchi in via di formazione, i processi tardano ad innescarsi e l'archeologia – invece che alleata – è vista, spesso, con ostilità dalle comunità locali. Possibili cause: i risvolti collegati all'azione di tutela e di salvaguardia spesso imposta dalla Soprintendenza alle antichità e dagli amministratori locali più coraggiosi e lungimiranti. Da Reggio alla Locride, dall'Aspromonte alla Piana, ormai, non c'è angolo che non riveli all'improvviso un contenuto del sottosuolo oltre ogni immaginazione. Un viaggio in questa realtà in continua evoluzione, che fino a pochi anni fa presentava un'estensione piuttosto limitata, non è semplice perché è come scoprire un vaso di Pandora. Dagli effetti a volte dirompenti ma sempre interessanti. Il nostro viaggio lo incominceremo dalla Piana, un comprensorio che oggi racchiude ben 33 comuni che cercano da anni sviluppo e lavoro, ma che di questa risorsa non hanno mai saputo fare tesoro. Per alcuni di essi, da alcuni anni, si apre una prospettiva che impone scelte precise per un settore che potrebbe rappresentare la valvola di sfogo non solo per la disoccupazione anche di ordine intellettuale, ma anche per le attività collaterali che i flussi turistici spesso attivano. Appena ci si affaccia dal Sant'Elìa si apre un panorama che spazia in un paesaggio che ha una storia antica e corrispondenze archeologiche di grande valore.
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Scavi a Tauriana |
Dal promontorio dell'antica Tauriana oggi frazione di Palmi, alla città di Gioia Tauro-antica Metauros e, più oltre, alle colline di Rosarno antica Medma e poi ai boschi di ulivi dell'interno che celano i segreti di una presenza umana diffusa e che a tratti affiora; a Rizziconi, Cinquefrondi, Polistena, con testimonianze di abitati senza nome; per chiudere il cerchio con Oppido Mamertina dove la tradizione ha sempre localizzato l'antica Mamerto, capitale dei Brezzi. Eppure sui luoghi di queste antiche sedi abitate non si aggirano carovane di turisti ma, a volte, soltanto gruppi di archeologici come attualmente avviene regolarmente per Tauriana, Rosarno e Oppido Mamertina. Questi manipoli di ricercatori coordinati dalla Soprintendenza di Reggio fino ad oggi guidata da Elena Lattanzi, a volte con grosse difficoltà di ordine economico, hanno portato alla luce interessanti giacimenti. Ma, puntualmente, sono costretti a ricoprire il tutto per evitare danni maggiori dall'esposizione alle intemperie o devastazioni da parte di vandali. È come una tele di Penelope, di giorno si costruisce e di notte si disfà. Cosa bisogna fare uscire da questo circolo vizioso che dura ormai da un secolo, dai tempi di Paolo Orsi, il primo vero scopritore delle ricchezze archeologiche non solo della Piana ma dell'intera Calabria? Fu lui che portò alla luce i segreti dei campi di Medma, fu lui che rivolse l'attenzione anche all'antica città di Metauria ed a Tauriana oltre che alle altre aree archeologiche della provincia e della regione. Oggi il patrimonio della Piana ha acquistato una dimensione tale che ben due responsabili della Soprintendenza ne curano la tutela e non solo, dal momento che portano avanti iniziative didattiche, mentre sul territorio sono sorte diverse istituzioni museali, anche se di piccole dimensioni, preziose per la diffusione della conoscenza storica dei luoghi. «Bisognerebbe puntare con decisione a conquistare i flussi turistici utilizzando e valorizzando le presenze ambientali e quelle archeologiche del territorio», ha affermato la dottoressa Rossella Agostino, che da anni segue la fascia che va dalla costa di Palmi all'Aspromonte e ha dato un nuovo impulso alla ricerca sui Taureani. Da qualche tempo la sua competenza si è allargata al vicino territorio di Gioia, dov'è fiorita l'antica Metauros colonia magnogreca insediatasi nel VI secolo su un sito abitato da popolazioni preesistenti. Per fare questo è necessario avviare dei progetti precisi, poiché ormai il turismo non è più un fenomeno estemporaneo. Ormai itinerari e percorsi vanno studiati a tavolino e costruiti con gli elementi che, combinati assieme, costituiscono motivo di attrazione non solo per gli esperti ma per quella grande massa di persone che vuole godere delle bellezze ambientali inserite nel loro contesto storico e archeologico. Per cui i comuni debbono imboccare la strada della cooperazione tra di loro. Non si può pensare a percorsi turistici che non siano frutto di sinergie municipali. L'archeologia è uno degli elementi importanti ma poi va integrato con le altre risorse presenti: il paesaggio, i prodotti tipici, l'enogastronomia, il mare. «Oggi la loro potenzialità non è utilizzata a pieno. La Piana – prosegue la dottoressa Agostino – è una di queste aree alle cui grandi possibilità, dal punto di vista delle presenze archeologiche, non corrisponde una giusta risposta da parte delle amministrazioni. Dalla loro azione non si può prescindere e ad esse, poi, si riportano le azioni progettuali complessive». «La Soprintendenza – conclude Rossella Agostino direttore archeologo per le aree Gioia Tauro, Palmi e Oppido – è impegnata a svolgere la parte di propria competenza, portando alla luce, salvaguardando, valorizzando, con l'istituzione anche di musei. Ma poi trasformare l'archeologia in risorsa economica e turistica appartiene alla sfera di competenze di altri Enti». E nella Piana spesso la valorizzazione e la ricerca rappresenta una vera e propria battaglia come è avvenuto nel passato a Rosarno, dove da anni è impegnata in un compito oltremodo difficile la dottoressa Maria Teresa Iannelli che, prima con le amministrazioni comunali guidate da Giuseppe Lavorato ed oggi con quella guidata da Gianfranco Saccomanno, sta lavorando per concretizzare la realtà di un parco e di una serie di iniziative collaterali che vanno dal museo nell'area stessa del parco archeologico di Medma, alla sede di una scuola di archeologia in cui sono impegnati oltre al comune anche la Provincia e l'Università Mediterranea di Reggio, con la possibilità di ospitare studenti di tutti gli atenei italiani. Quello di Rosarno è un territorio che, mettendo da parte l'archeologia, ha poche risorse da porre alla base del proprio sviluppo. La sua realtà è legata alle risorse agricole spesso, purtroppo, in crisi. Gli elementi moderni oggi sono costituiti dalla presenza del porto da una parte (che però che non ha determinato fino ad oggi cambiamenti importanti sul territorio), dall'archeologia dall'altra, anche se in passato non è stata adeguatamente compresa, anzi spesso è stata osteggiata perché intesa come blocco dell'edilizia e fino a dieci anni fa era questo un motivo di freno. «È vero che in generale i beni culturali oggi registrano una maggiore sensibilità e, quindi, anche Rosarno ne ha tratto giovamento. L'archeologia ha stentato molto a crescere. Abbiamo potuto delimitare un parco, espropriato oltre sette anni fa, ma evidentemente non tutto ciò non ha ancora avuto la forza di decollare. Adesso si aggiunge il museo sospirato da cinquant'anni. La Soprintendenza, in verità, ne aveva fatto uno con dieci vetrine ed una ricostruzione di un percorso archeologico, ma quel museo non è che sia stato molto frequentato. La scuola veniva anche se sollecitata». «Ora abbiamo in mente un museo collegato al parco ed alla scuola archeologica. La presenza di studenti costante e strutturata costituirà un nuovo elemento. Ma il problema di fare inserire il polo culturale nei circuiti turistici appartiene ad un discorso più articolato che coinvolge istituzioni locali, Soprintendenza e Regione». «Si tratta di attivare un turismo che non c'è mai stato – conclude la Maria Teresa Iannelli – oggi ci sarebbe la possibilità di utilizzare la forza di attrazione del patrimonio archeologico e del parco, una volta valorizzato; questo, però, deve rappresentare la vera scommessa di chi, sul territorio, deve costruire il futuro per le giovani generazioni».
GIUSEPPE MAZZU'
ARCHEOLOGIA, TURISTI PER CASO
Sul terrazzo di Tauriana affiorano testimonianze della popolazione italica
Chi pensa che basti avere un patrimonio archeologico in un territorio perché automaticamente diventi meta di grandi flussi turistici e inneschi ritorni economici per la popolazione, commette un grave errore. Dal punto di vista squisitamente culturale, il patrimonio di un territorio può diventare l'oggetto di defaticanti, quanto sterili diatribe da parte di appassionati e studiosi, come spesso è avvenuto nella Piana per le antiche colonie della Magna Grecia, ma le “nude pietre”, da sole, non bastano a determinare l'attenzione da parte del turismo organizzato. Se poi le pietre quando affiorano, come succede a Palmi, debbono venire ricoperte perché la complessa legislazione sul patrimonio archeologico pone anche problemi legati all'utilizzo del terreno e sulla stessa sicurezza dei luoghi, allora il problema diventa più complesso. Al di là di queste circostanze, poi, è necessario che archeologia e mito si possano sposare, poiché è vero che i monumenti sono la parte consistente dell'archeologia ma è anche vero che spesso trascina più la suggestione di un mito che una colonna antica.
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La cripta paleocristiana di San Fantino |
Palmi, da questo punto di vista, aveva tutte le carte in regola per diventare un luogo al centro dell'attenzione dei turisti: ci sono i miti, ci sono le leggende, affiorano ormai con grande evidenza i resti di un'intera città antica, quella di Tauriana, la cui storia affonda le radici nel mito e prosegue nelle leggende fino alla soglia dell'anno 1000 allorquando le incursioni arabe l'hanno ridotta in macerie, disperdendone la popolazione nei centri abitati dell'interno e dando vita a quella che diventerà, poi, la disposizione dei centri urbani nella Piana. L'area più interessante di questa potenziale risorsa è senza dubbio il pianoro di Tauriana, un promontorio a picco sulla spiaggia di Pietre Nere che in cima presenta un'antica torre di avvistamento e, all'inizio, i resti di un insediamento bizantino sorto sulle macerie della Tauriana romana, con la chiesa di San Fantino, che poggia su un edificio sotterraneo antico. Negli ultimi anni il monumento è stato adottato da un'associazione culturale, San Fantino, che ne ha rilanciato anche la funzione religiosa con periodiche cerimonie religiose. La cosa impedisce al patrimonio archeologico di Palmi di rilanciare il turismo che, per la verità, neanche le acque azzurre e profonde della Costa Viola ormai riescono ad incantare molto. La domanda l'abbiamo girata all'assessore al Turismo, Carmine Cogliandro, che da due anni, ormai, segue il settore. Dice: «Siamo fermamente convinti che l'archeologia rappresenti senza dubbio uno degli elementi più importanti del nostro programma per lo sviluppo turistico di Palmi. Ma, altrettanto fermamente, siamo convinti che sarebbe già un risultato non trascurabile quello di trasformarla in una risorsa appetibile per le correnti turistiche che attraversano il territorio. Ma il nostro obiettivo è quello di intraprendere delle strategie mirate per portare alla conoscenza dell'esistenza di tale patrimonio e della sua suggestione nei luoghi dove i turisti si trovano, perché bisogna anche pensare che sul nostro territorio le presenze sono determinate solo dalla stagione estiva anche perché le infrastrutture presenti non permettono altro genere di attività. E per pensare ad un turismo di massa bisogna fare i conti anche con i posti letto e la qualità dell'accoglienza». E continua: «Ma oggi il turismo non è soltanto quello che si ferma sul territorio. C'è anche quello che sceglie come base le più note località come Tropea, Taormina, la Locride, oppure l'Alto Tirreno e poi dedica delle giornate alle escursioni, alle visite. Oggi quello che noi abbiamo può puntare soprattutto a catturare questo segmento turistico sul quale poi costruire progetti più ambiziosi. Ma anche per fare questo ci vogliono strumenti che noi solo adesso stiamo realizzando. Mi riferisco a materiale pubblicitario adeguato, una Casa della Cultura che funzioni a pieno ed abbia adeguate risorse da investire.
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Scavi nel Tempio di San Fantino |
E poi per quanto riguarda l'archeologia stiamo avviando in sinergia con la soprintendenza un programma per l'ampliamento dello stesso museo “De Rosa” ma è necessario anche renderlo più visibile». «Eppure sul pianoro di Taurena non ci sono comitive di turisti, oggi i turisti, per caso, hanno scoperto il percorso del Tracciolino e, quasi giornalmente, comitive di tedeschi passano dalla città e prendono la strada del Sant'Elìa. Quelli dei beni culturali, invece, non vengono ancora a Palmi, oppure lo sanno che qui c'è un'area archeologica ed un antiquarium comunale». Cento anni fa lo studioso palmese Antonio De Salvo, era riuscito, con una competenza ed una sensibilità personale, a precorrere i tempi; e quando la gente pensava che sul pianoro di Taureana i maestosi ruderi potessero essere i resti del palazzo di Donna Canfora, la leggendaria signora di Taurena che si gettò in mare per sfuggire al rapimento dei pirati turchi, lui con pazienza certosina studiò le fonti classiche di Tauriana e non solo e consegnò ai posteri anche la pianta dei resti affioranti in quel lontano periodo quando i lavori agricoli rispettavano i reperti e poteva capitare anche che nell'aia di una fattoria vi fosse anche un busto, come quello di Adriano, oggi in mostra nel museo della Magna Grecia che facesse da supporto per spaccare la legna. Fu lui che pose con i suoi studi le premesse per le ricerche successive dando una prima spallata alle leggende che, comunque, per la gente del posto sono rimaste sempre attuali.
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Scavi a Tauriana |
Un altro studioso di cose bizantine Vincenzo Saletta negli anni ne riprendeva le tesi che poi trovarono una trattazione sistematica nella tesina di Salvatore Settis, oggi rettore della Scuola Superiore Normale di Pisa ed autorità internazionale nel campo della storia e dell'arte antica. Eppure Palmi è l'unico comune che abbia un assessore all'Archeologia, l'avv. Domenico Surace, come ha giustamente sottolineato la dottoressa Elena Lattanzi nel corso della presentazione della mostra sui Taureani aperta nel Museo della Magna Grecia. «Come assessorato, purtroppo non vi sono risorse adeguate - ci ha confessato Domenico Surace - negli ultimi due anni tutte le risorse sono state canalizzate per permettere le campagne di scavo che anche quest'anno vedranno decine di studenti delle università di Tor Vergata di Roma e della scuola di archeologia dell'Università della Basilicata lavorare per riportare alla luce l'antica Tauriana. Non bisogna dimenticare poi i finanziamenti ottenuti per il ripristino della chiesa di San Fantino che è uno dei pochi monumenti bizantini ancora integro in provincia». Non è stato un lavoro facile quello che in questi anni la dottoressa Rossella Agostino responsabile del territorio ha svolto a Palmi. «Ci siamo impegnati a rendere soprattutto condivisa la consapevolezza dell'importanza delle presenze archeologiche che vanno dalla protostoria della Grotta Trachini, alla complessa presenza di età romana e bizantina medievale che va dal pianoro di Taurena fino alla zona di Scinà sulla costa. Un impegno che è stato sostenuto dalla soprintendente Elena Lattanzi e che ha reso possibile un sistematico lavoro che ha permesso, finalmente, di avere un quadro conoscitivo delle presenze archeologiche sulle quali si possono costruire progetti anche finalizzati alla fruizione. Ma questo passa anche per l'amministrazione comunale. Nell'ultimo anno vi sono stati convegni, discussioni, incontri culminati nella mostra dei Taureani sugli Italici a sud de Petrace, ma l'obiettivo deve puntare alto sulla concretizzazione di un area destinata a parco archeologico e rendere finalmente fruibile quanto viene alla luce».
GIUSEPPE MAZZU'
METAUROS ANCORA ALL’ANNO ZERO
Dalla necropoli magnogreca di contrada Pietra alla scommessa di Palazzo Baldari
Era destino di Gioia Tauro che il suo nome fosse sempre legato ad un porto. Strabone, un geografo vissuto a cavallo del primo secolo a.C., nella sua opera diventata indispensabile per la ricostruzione dell'Italia antica, una specie di minuzioso itinerario delle coste con centri abitati e porti, aveva indicato dopo Medma la presenza del fiume Metauros aggiungendo che aveva un approdo dello stesso nome.
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Marina di Gioia Tauro dove è stata scoperta la necropoli in contr. Pietra |
Nel tempo il fiume ha cambiato nome in Petrace e la città che col declino normale è scomparsa ha assunto il nome di Gioia. A distanza di duemila anni la situazione sembra ripetersi. Infatti tra i materiali venuti alla luce nella necropoli della città, vi erano oggetti d'importazione provenienti dalle aree mediorientali oltre che greche. Si comprende che un filo della storia sembra essersi riannodato con l'apertura del porto che è diventato il primo del Mediterraneo. Ma allora dalle navi scendevano anche persone. Oggi al porto di gioia Tauro dalle gigantesche portacontainers giramondo scendono solo scatoloni. Non si fermano, invece, le navi passeggeri o da crociera, che avrebbero potuto sbarcare migliaia di turisti, se gli amministratori della Piana si fossero impegnati di più per valorizzare il grande patrimonio archeologico esistente. Ma nella Piana nessuno ha mai scioperato o protestato per la mancata valorizzazione di un sito, anzi, spesso, è avvenuto l'opposto. Ma Gioia Tauro con il suo antico centro di Metauros, ancora oggi, costituisce un mistero. Gli studiosi hanno in mano gli elementi per ricostruire le usanze dei suoi abitanti, attraverso la lettura dei corredi funebri affiorati dalla sabbia di contrada Pietra, un'area che si estendeva a poca distanza dalla riva destra del Petrace ed a poca distanza dal mare.
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I primi scavi nel 1974 e Palazzo Baldari sede della 1^mostra |
Una necropoli che sovrapposta in più strati ha restituito tombe pregreche, greche e romane il cui materiale si trova oggi nel museo della Magna Grecia di Reggio. Ma della Metauros dei vivi, delle case e degli edifici, specialmente di quella precedente alla tarda romanità, non è stato trovata se non qualche sporadica testimonianza ed il mistero più fitto permane su un centro che, a giudicare dalle sue necropoli, dovette avere tra l'ottavo ed il quarto secolo a. C., una grande importanza, rappresentando uno dei pochi casi esistenti sulla costa calabrese, di integrazione tra i greci colonizzatori e gli abitanti del posto, tanto che la necropoli presentava corredi misti. Metauros vanta anche un altro primato, quello di aver avuto interessanti reperti trasferiti all'estero e messi in mostra nelle vetrine del Metropolitan Museum di New York, sotto la dizione di reperti provenienti dal Sud Italia, a distanza di 25 anni, da quando il solito Paolo Orsi aveva raccolto e tradotto in disegni la notizia dell'avvenuta scoperta. Ma di questi esempi è piena l'archeologia della Magna Grecia, come per la Persefone di Locri finita a Berlino e catalogata come proveniente da Taranto. Fino a 50 anni or sono Metauros viveva nelle leggende dei contadini che vedevano affiorare dai campi resti umani e grandi lastroni di argille e qualche moneta. Fu Alfonso De Franciscis che, negli anni 60, diede la prima spallata con gli scavi di contrada Ajossa. Nel 1974 si verificò l'episodio decisivo con gli scavi effettuati da Claudio Sabbione che portarono alla luce migliaia di tombe. Oggi il territorio è affidato all'attenzione della dottoressa Rossella Agostino. Negli ultimi 5 anni, un primo tassello importante è stato posto sul terreno.
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Reperti di Metaurus | Esiste un piccolo recinto, con i resti di una villa tardo romana, l'iniziativa è stata avviata dall'amministrazione Alessio, con non poche difficoltà, mentre oggi l'amministrazione guidata da Giorgio Dal Torrione sta proseguendo rafforzando quell'iniziativa e prendendo in considerazione la possibilità di pensare ad un futuro a fini turistici. «Per quanto riguarda il Turismo abbiamo fatto una scelta precisa -ci ha dichiarato il sindaco Giorgio Dal Torrione- sia per quanto riguarda il patrimonio culturale che per quanto riguarda quello paesaggistico. Per il patrimonio archeologico, è di qualche settimana fa l'apertura di una mostra permanente a Palazzo Baldari con reperti provenienti dalla necropoli di Metauros. Una mostra, anche se limitata a tre vetrine, che segna un momento importante. Non è stato semplice, ma dobbiamo anche riconoscere che si tratta di una vera e propria svolta nei rapporti con la Soprintendenza. L'amministrazione sta adesso impegnandosi a far svolgere nella stessa sede di Palazzo Baldari gli eventi culturali, proprio per mettere sotto gli occhi di tutti una testimonianza delle radici storiche della città. Contemporaneamente abbiamo previsto nel bilancio le risorse per una mostra più vasta, quella di un vero museo. Siamo convinti - conclude Dal Torrione - che stiamo parlando di una grande risorsa». Ad inaugurare la mostra con un convegno è stato un ex assessore, Walter Praticò, presidente del Lions club-Taurianova Vallis Salinarum. «A spingermi organizzare il convegno di presentazione della mostra, con la partecipazione tra gli altri della soprintendente Elena Lattanzi e dei due archeologi che sono stati impegnati sul terreno, Claudio Sabbione prima e Rossella Agostino oggi, da una parte è stata la necessità di recuperare il patrimonio delle radici ma, dall'altra di avviare quel percorso necessario per raggiungere l'obiettivo di porre le basi dello sviluppo di un turismo culturale difficile da realizzare». «Un percorso però che non deve essere limitato al solo sito di Metauro ma deve far parte di una rete con Rosarno-Medma, Palmi-Tauriana, Oppido-Mamerto, Locri e chiudere a Reggio. Solo una visione integrata può costituire occasione per lo sfruttamento turistico del patrimonio archeologico».
GIUSEPPE MAZZU'
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